Frosinone – Omicidio di Romina De Cesare, in aula parlano i carabinieri che hanno ritrovato l’omicida

Marina Mingarelli
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Omicidio di Romina De Cesare, parlando al processo i carabinieri della stazione di Sabaudia che il 3 maggio scorso sono interventi nei pressi dello stabilimento “Saporetti” perché qualcuno aveva segnalato una persona che completamente nuda si stava lasciando andare tra le onde del mare. Si trattava di Pietro Ialongo, il tecnico informatico di 38 anni accusato dell’omicidio della giovane barista di Cerro al Volturno.

“Quando siamo giunti sul posto- ha raccontato un militare in servizio presso i carabinieri della città pontina che è salito sul banco dei testi- Ialongo era stato tirato fuori dall’acqua e riscaldato con una coperta termica. Alla domanda perchè si trovasse lì aveva risposto che aveva litigato con la ragazza la sera prima e per far sbollire la rabbia era salito sulla sua vettura ed aveva percorso tutti quei chilometri. Dalla sala operativa di Frosinone risultava la segnalazione di scomparsa di Romina De Cesare. L’attuale compagno preoccupato perché la giovane non rispondeva dalla sera prima, aveva chiesto l’intervento dei militari”. Gli accertamenti effettuati poi dagli agenti della squadra Mobile, hanno fatto emergere l’amara verità. Romina era stata ritrovata senza vita all’interno del suo appartamento, uccisa con 14 coltellate. Uno di quei fendenti le aveva spaccato il cuore. A quel punto il tecnico informatico era stato accompagnato presso il comando provinciale di Latina in stato di fermo. Nel corso dell’interrogatorio avrebbe confessato di averla uccisa e di aver tentato di togliersi la vita. Ma poi l’istinto di sopravvivenza aveva preso il sopravvento. Mar. Ming.
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