Dall’obbligo di dimora al carcere, dal carcere agli arresti domiciliari: tutto nel giro di pochi giorni e per colpa di un citofono rotto.
L’avvocato Antonio Carugno ha infatti dimostrato come il suo assistito – A.D.S. queste le iniziali dell’imputato – non abbia in realtà violato alcun obbligo di dimora, misura cui era sottoposto fino al 26 marzo scorso. A causa della mancata risposta al citofono da parte dell’imputato era stato arrestato dai carabinieri e trasferito in carcere. Ma l’imputato, come si legge nelle carte, “non si è mai allontanato dei luoghi consentiti e non ha effettivamente trasgredito alcuna misura”. È stato provato come il citofono fosse fuori uso da diverso tempo e che quindi l’uomo, pur essendo dentro casa, non potesse sentire il campanello suonato dai carabinieri in occasione dei controlli. Espresso quindi parere favorevole all’istanza di sostituzione della misura cautelare in carcere con quella degli arresti domiciliari. Roberta Pugliesi
