Stanotte sarà l’attesa Notte dei Tamburi, antichissima tradizione che si svolge tra il giovedì e il venerdì Santo a Sora. Quest’anno la novità sarà l’introduzione dei cappucci sul capo con cui sfileranno i rappresentanti della confraternite.
Da sempre organizzata dalla “Confraternita dell’Immacolata Concezione”, che opera nella chiesa di Santa Restituta, quest’anno con la collaborazione della Pro Loco, questa pratica di tipo laicale ha origini molto antiche. La processione prende il via alle 3 di notte da piazza S. Restituta ed è accompagnata dal suono grave e inquietante di un “tamburo” e dal rumore caratteristico delle “taratrappole”, strumenti realizzati con una tavoletta di legno alla quale, su entrambi i lati, sono fissati con delle cerniere due archetti che, scuotendoli, producono un suono cupo che rompe il silenzio della notte. La processione ha lo scopo principale di far visita alle varie chiese della città dove solennemente é esposta l’Eucarestia. Altre soste vengono effettuate presso cappelline e monumenti cari alla pietà popolare sorana. Seguendo una croce di legno portata da un componente della Confraternita dell’Immacolata, ci si dirige verso la chiesa della Madonna di Costantinopoli, soffermandosi prima davanti al monumento del Cardinale Cesare Baronio, in piazza Palestro, alla cappellina della Madonna di Lourdes lungo il Viale della stazione ed alla chiesetta di San Giuliano. Successivamente si fa sosta presso le chiese di San Silvestro, San Giovanni Battista, San Bartolomeo. A Santo Spirito si rende omaggio alla Vergine Addolorata; quindi si sale alla chiesa cattedrale. La processione poi, riprende il suo cammino per portarsi a compiere la sua tappa più suggestiva: il cimitero. Da qui il corteo fa ritorno alla chiesa di Santa Restituta. “La processione del tamburo” non é una vera “Via Crucis”, ma l’occasione per una meditazione sul processo fatto a Gesù dopo la sua cattura nell’orto degli ulivi. Sora diventa Gerusalemme. Il fiume Liri è il torrente Cédron ed i vicoli di Cancéglie rappresentano le stradine strette di Gerusalemme. Roberta Pugliesi
