(di Cesidio Vano) Vuol portare il figlio malato negli Stati Uniti per tentare delle nuove cure neuro-riabilitative che vengono somministrate solo in America. Per lei possono essere di grande aiuto per il figlio. Ma è scontro con la Asl di Frosinone, che non rilascia, assieme alla struttura regionale di riferimento per le neuroscienze, il necessario nulla osta.
Il caso è approdato davanti ai giudici amministrativi che sono chiamati a valutare la legittimità degli atti emessi dall’azienda sanitaria ciociara e dall’istituto di altissime cure che non consentono il trasferimento del paziente. Il nulla osta è necessario anche perché le ingenti spese per le cure all’estero ricadrebbero sul sistema sanitario regionale e quindi dovrebbero essere pagate dalla Asl, che ritiene idonee invece le cure e l’assistenza che si stanno già erogando. La vicenda si consuma, senza soluzione ancora, dall’agosto dell’anno scorso, quando, dopo aver presentato richiesta di autorizzare al trasferimento del figlio malato presso il Centro di altissima specializzazione negli Stati Uniti, la madre del ragazzo, che è anche l’amministratrice di sostegno del giovane, si è vista recapitare un provvedimento di diniego da parte della Asl ciociara e da parte del centro regionale di riferimento. La donna si è rivolta allora ai giudici amministrativi del Tribunale di Latina, chiedendo di sospendere e annullare il rifiuto ricevuto e di dichiarare, invece, il diritto del figlio malato a essere trasferito presso il centro medico desiderato, per poter così seguire un nuovo ciclo intenso di riabilitazione. Inoltre, la donna ha chiesto al Tar di ordinare all’Azienda sanitaria di versarle i soldi necessari alle cure in America, anticipatamente per almeno per il 90% dei costi stimati per sostenere le spese sanitarie e di soggiorno, di viaggio e di alloggio presso la struttura annessa al centro medico. Asl e Centro neurologico regionale hanno invece sostenuto che, in base alla documentazione sanitaria del caso e stando alla normativa vigente in merito alle convenzioni internazionali di reciprocità, il paziente deve essere curato presso una diversa struttura specialistica. Il Tar ha emesso un primo provvedimento cautelare, a cui ha fatto seguito una nuova comunicazione dell’Asl, che comunque non ritiene di poter autorizzare il trasferimento del malato, e quindi nemmeno di farsi carico delle ingenti spese necessarie. Comunicazione parimenti impugnata dalla madre del ragazzo. La vicenda è tornata davanti ai magistrati pontini lo scorso 22 marzo. I giudici hanno deciso di nominare un consulente per capire quale possa essere la migliore decisione per il giovane. Il Tar ha così disposto che il preside della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università “la Sapienza” di Roma indichi un professore ordinario che possa svolgere le funzioni di consulente per il collegio giudicante e che, nello specifico: esamini tutta la documentazione finora depositata in giudizio dalle parti, in riferimento alla patologia del figlio della ricorrente, descrivendo quest’ultima; esamini e descriva le soluzioni di cura proposte dalla ASL e dalla parte ricorrente, indicando se la prima può considerarsi equivalente, ai fini di una efficacia come auspicata, a quella proposta dalla seconda, che insiste sulla assoluta necessità di svolgere le cure previste negli Stati Uniti. Se lo riterrà necessario il “verificatore” (come il codice di procedura amministrativa definisce il ‘consulente’ del tribunale) disporrà, in contraddittorio con tecnici di fiducia delle parti, la visita del ragazzo. Le operazioni di verificazione dovranno completarsi entro il 31 maggio. Poi entro metà giugno, salvo necessità di proroghe, il consulente dovrà depositare una relazione conclusiva, su cui i giudici decideranno per luglio.
