(di Cesidio Vano) Si terrà dopodomani mattina, mercoledì 5 aprile, la camera di consiglio in cui i giudici amministrativi del Tar di Roma, sezione V, dovranno decidere in merito alla sospensiva degli atti assunti dalla Giunta regionale del Lazio, che hanno consentito la costituzione e l’avvio dell’attività dell’Egaf, l’Egato Ambiente Frosinone, cui la legge regionale ha devoluto la gestione, in forma unitaria nella provincia ciociara, della raccolta dei rifiuti.
Come si ricorderà, a rivolgersi al Tar è stato il Comune di Fiuggi, tramite l’avvocato Fabio Raponi, che ha contestato la legittimità degli atti della Giunta regionale con cui, a novembre 2022, si è dato il via all’istituzione del nuovo ente territoriale solo per Frosinone. Ma proprio le ultime mosse fatte dalla Regione Lazio potrebbero mettere nei guai il presidente dell’Egaf, Mauro Buschini, e lo stesso ente dei rifiuti. Il 10 febbraio scorso, infatti, a due giorni dal voto per il rinnovo di consiglio e presidente del Lazio, la Giunta dimissionaria, retta dal presidente vicario Daniele Leodori, ha esaminato uno schema di delibera con cui si “rettificava” (ma in realtà l’atto veniva completamente riscritto) la delibera dello scorso novembre, tramite la quale, la stessa giunta, aveva quantificato le quote di rappresentanza di ogni comune nell’Egato. La delibera di rettifica, però, non risulta ancora formalizzata, perché mancherebbe il parere della Commissione competente, a cui è stato chiesto il giorno 13 febbraio, ad urne aperte e quindi senza che la stessa si sia più riunita. Le rettifiche che la giunta voleva assumere erano proprio finalizzate a rimuovere tutte le illegittimità che il Comune di Fiuggi ha eccepito con il ricorso al Tar. Il tentativo di sanare l’atto è rimasto però… appeso, a cavallo della tornata elettorale. La Regione ha così, indirettamente, riconosciuto che c’era qualcosa di sbagliato (tanto da volerlo correggere con urgenza) in quelle carte che hanno dato vita all’Egato di Frosinone. Anche questo aspetto sarà, mercoledì, al vaglio dei giudici, che come detto si dovrebbero però limitare, per adesso, al vaglio delle misure cautelari, soppesando i vari interessi in ballo: dell’Egato, del servizio rifiuti, dei Comuni coinvolti e dei cittadini, per quello uno scenario possibile è che i giudici spingano per la rinuncia alla sospensiva, in cambio di una trattazione nel merito a strettissimo giro. La provincia di Frosinone non ha ritenuto costituirsi nel giudizio, benché evocata dal Comune di Fiuggi (la prima seduta dell’assemblea dei sindaci che hanno eletto Mauro Buschini presidente dell’Egato, era infatti presieduta dal presidente della provincia, all’epoca Antonio Pompeo), né hanno ritenuto di costituirsi in giudizio il Comune di Fumone (nonostante il sindaco Matteo Campoli abbia espresso a più riprese sulla stampa il suo sostegno a Buschini, ma solo lì), né quello di Colle San Magno, oggi anche vicepresidente della Provincia, citati quali controinteressati. Nessun altro Comune ha ritenuto, infine, d’intervenire nel giudizio né a sostegno delle illegittimità lamentate dal Comune termale (nonostante Torrice, Patrica e Ceccano abbiano scritto al neo-governatore chiedendo di rivedere il tutto), né a difesa della correttezza degli atti messi in campo dall’esecutivo regionale e dall’Egaf. La battaglia di Buschini si gioca quindi quasi in solitaria. Infatti, oltre al suo Egaf, che ha affidato la difesa all’avvocato ed esponente del Pd, Francesco Scalia, in giudizio è presente solo la Regione, tramite l’Avvocatura dell’ente (avvocato Rosa Maria Privitera), a tutela dei provvedimenti emessi dalla giunta. Le contestazioni mosse agli atti impugnati essenzialmente vertono sulla possibilità che la giunta regionale, poiché dimissionaria, potesse assumere atti ritenuti invece ‘discrezionali’; alla carenza di trasparenza e motivazione nella determinazione delle quote di rappresentanza dei vari comuni; alla carenza di elementi informativi nella convocazione dei sindaci (soprattutto relativamente alla possibilità e modalità di avanzare candidature per le cariche di presidente e consiglio direttivo), alla mancata valutazione/comparazione del curriculum di Buschini. L’istituzione degli Egato, dapprima e nell’imminenza del voto regionale, era prevista per ognuna delle 5 province della Regione, ma dopo la proteste arrivate da più parti politiche e l’accusa di aver voluto solo mettere su l’ennesimo carrozzone politico con incarichi da 4.000 ad 8.000 euro al mese a politici amici, lo stesso presidente vicario ha stoppato l’iter per Latina, Viterbo, Rieti e Città metropolitana, mentre ha dato disco verde per il solo Egato di Frosinone, dove il Pd – allora alla guida anche della Regione Lazio e impegnato nelle candidature per le elezioni di febbraio 2023 – aveva necessità di collocare presso l’Egato ciociaro il consigliere uscente Mauro Buschini, in modo da evitarne la ricandidatura e non avere troppi pretendenti in campo. Però, aver voluto l’istituzione dell’Egato solo a Frosinone ed averne bloccato l’iter nelle altre province è un altro fatto che pesa sulla natura “discrezionale” dell’atto assunto dalla Giunta dimissionaria.
