Arce/Cassino – Serena e il giallo della porta rotta, per i giudici “non è l’arma del delitto”

Marina Mingarelli
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Serena e il giallo della porta rotta, secondo i giudici della corte di Assise di Cassino non è stato il colpo addosso alla porta a causare la morte della studentessa di Arce ritrovata cadavere il 3 giugno del 2001 in un boschetto della frazione Anitrella.

Secondo il pm l’appuntato Suprano accusato di favoreggiamento, in questo delitto avrebbe spostato la porta rotta in un alloggio sfitto a quello assegnatogli per servizio per coprire il suo superiore Franco Mottola. Nel 2008, ricordiamo fu lo stesso Suprano a consegnarla agli inquirenti. Sempre secondo la procura Serena sarebbe stata sbattuta contro quella porta che si trovava in un alloggio sfitto della caserma da Marco Mottola figlio dell’ex comandante della stazione di Arce. Quella porta è stata così importante nelle indagini che addirittura nel 2016 era stata richiesta la riesumazione della salma per comparare quel segno di rottura sul legno con la lesione riscontrata sull’arcata sopraccigliare sinistra della giovane. Secondo quanto evidenziato invece dai giudici nelle motivazioni della sentenza di assoluzione dei cinque imputati, quella porta era stata spostata da Suprano per evitare che il proprietario dell’immobile potesse chiedere un risarcimento danni.
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