ESCLUSIVA Arpino – Intervista a Niccolò Casinelli tra Certamen ed elezioni comunali

Dario Facci
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Con il mese di febbraio si appronta la rampa di lancio della più importante e famosa manifestazione culturale della provincia di Frosinone, il Certamen Ciceronianum. La gara di traduzione di brani del più celebre tra gli arpinati, appunto Marco Tullio Cicerone, assume sempre più il ruolo di punto di riferimento per i fenomeni del latinismo provenienti dai licei di tutto il mondo. Quattro chiacchiere allora con il delegato alla Cultura del Comune di Arpino, il consigliere Niccolò Casinelli. Una rampa di lancio che ci ha riservato anche una interessante anticipazione, o almeno così si può certamente interpretare, dell’imminente battaglia per le Comunali arpinati.

Consigliere, il Certamen si terrà nei primi giorni del prossimo maggio, a che punto siamo con l’organizzazione della manifestazione culturale più prestigiosa della provincia di Frosinone? Siamo nel pieno della fase delle iscrizioni, che procedono con buona incidenza e che sono aperte fino al prossimo 31 marzo. Questa edizione segna l’esordio di due grandi novità che avranno effetti importanti sulle adesioni; in primis, l’iscrizione telematica, i concorrenti non dovranno più stampare i moduli, compilarli, digitalizzarli e trasmetterli al Centro Studi, ma avranno a disposizione una piattaforma che, oltre a facilitare l’identificazione e ad evitare un inutile spreco di carta, elaborerà i dati ivi presenti al fine di ottimizzare la politica di promozione e diffusione del pensiero ciceroniano. La seconda novità riguarda l’apertura alle classi del penultimo anno: nel corso della passata edizione si è tenuta una conferenza sul futuro della manifestazione e, tra le varie sollecitazioni che abbiamo registrato, vi è stata senz’altro l’opportunità di collocare la partecipazione al Certamen anche nell’anno curriculare che programma lo studio di Cicerone, il penultimo per l’appunto. Ritiene che il territorio, inteso anche sotto il profilo istituzionale, abbia ben compreso l’importanza di questa manifestazione? In sintesi, il sostegno al Certamen Ciceronianum è almeno sufficiente? Le politiche culturali che attraversano questo territorio devono superare l’inveterata autoreferenzialità che le caratterizza. Il Certamen è senza dubbio la manifestazione che più di tutte presenta quei caratteri di universalità in grado di nutrire non solo il foro interno, ma di contribuire, con la cultura, al miglioramento delle condizioni sociali ed economiche di un’area vasta. Questa vocazione universalistica è ben chiara alle istituzioni, che indubbiamente ci sostengono – penso alla Regione Lazio che in quest’ultimo anno ha fatto sul Certamen un investimento importante, alla Banca Popolare del Cassinate, alla XV Comunità Montana, ad Unindustria di Frosinone – ma ciò che ancora manca è una scelta istituzionale netta, di investitura delle manifestazioni culturali principali della Provincia a locomotive di un movimento che si proietta su orizzonti nazionali ed internazionali. Noi siamo pronti a trainare, ma c’è bisogno di programmazione, di risorse, di politiche orientate. Il Certamen non è solo la parentesi dei giorni dedicati alla celeberrima gara tra studenti provenienti da tutto il mondo ma ha arricchito il suo raggio ad altre iniziative che si snodano lungo il resto dell’anno. Quali sono stati i risultati? Ritiene che questa attività debba essere incrementata nel futuro anche prossimo? L’incedere della pandemia ha impedito la piena realizzazione di “Certamen 365” – il principale obiettivo che ci eravamo prefissati nel 2018, l’idea cioè di guarnire il Certamen di una serie di iniziative collaterali – che ha dovuto fare i conti con l’obbligo, prioritario ed impellente, di far fronte alla necessità di proteggere lo zoccolo duro della manifestazione, che abbiamo senza dubbio salvato. Due obiettivi sono stati comunque centrati: anzitutto, l’apertura all’Alta Formazione. Nell’anno più difficile, quando si metteva in dubbio la stessa manifestazione, il Certamen è stato protagonista di uno scatto di orgoglio notevole, perché, proprio nel 2021, non solo si è tenuto con modalità in parte telematiche, ma ha fatto dialogare la modernità dei mezzi con la classicità di un percorso formativo propedeutico alla partecipazione: i giovani concorrenti si sono confrontati con i più alti profili accademici che l’argomento potesse presentare a livello internazionale e hanno partecipato con grande entusiasmo, animando le lezioni con interventi e riflessioni certamente degne di attenzione. Il secondo obiettivo è l’affiancamento al Certamen di temi di approfondimento; la scorsa edizione ha ospitato l’iniziativa “Progettare la Pace” che ha avuto due appendici, l’una in luglio con il Vision Think Tank Festival che ha visto la partecipazione Rossella Miccio (Presidente di Emergency, successore di Gino Strada), Francesco Grillo (Editorialista del Messaggero e direttore del Think Tank), di Eric Salerno, di Nico Piro; l’altra in ottobre, con la presentazione della traduzione del Talmud Babilonese insieme al Rabbino Capo di Roma Riccardo Di Segni e al Prof. Mario Patrono. Stiamo lavorando per regalare alla prossima edizione temi e personalità di pari rilievo, consapevoli che il Certamen può sprigionare la sua forza più autentica solo in una cornice più ampia di quella, pur pregevole, del maggio di ogni anno. A proposito di futuro prossimo, tra qualche mese anche Arpino tornerà al voto per le Comunali, terminerà dunque anche il suo incarico consiliare. Ha intenzione di continuare l’esperienza politica per la sua città? L’esperienza di Renato Rea è al suo fisiologico epilogo per esaurimento del numero massimo di mandati. Non nascondo che sarei onorato di guidare un progetto e una squadra interessati alle sorti di Arpino e disposti a lavorare per indirizzarle verso nuove prospettive di crescita culturale, sociale ed economica. In molti stanno insistendo affinché io corra da candidato a Sindaco, e le prime sensazioni che sto raccogliendo su questa ipotesi sono incoraggianti; calare sulla mia Città il modello di governance che ho sempre avuto in mente e che si è in parte manifestato sul Certamen stesso sarebbe una sfida interessante, anche perché i segnali che arrivano dalla mia generazione vanno proprio in questa direzione: digitalizzazione, aggregazione, sperimentazione. Ricorrendone le condizioni, non esiterò a dare la mia disponibilità. Dunque c’è concretezza nelle voci che bisbigliano di una sua candidatura a Sindaco… E’ presto e fuori luogo rispondere con nettezza a questa domanda. Ripeto, ricorrendone le condizioni io ci sono, al fianco di un’intera generazione che ha compiuto una scelta coraggiosa e che ora si appresta a compierne un’altra. La prima è stata quella di rimanere o tornare ad Arpino, stabilendosi nella propria città natale e scegliendo deliberatamente di far crescere ad Arpino i propri figli; la seconda è quella di adoperarsi direttamente o indirettamente per costruire un modello di Città che rompa ogni schema precostituito e guardi al futuro con coraggio e con fiducia. Dario Facci
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