Galassia Dem – Bonaccini ai dirigenti Pd: “Cambierò i dirigenti” e loro applaudono

Dario Facci
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“Basta coi fighetti della politica, scordatevi le poltroncine comode e forza a raccogliere firme per cose progressiste e riformiste, come il salario minimo, la sanità pubblica e l’istruzione garantita per tutti”. Un refrain non esaustivo del discorso di oltre un’ora che Stefano Bonaccini ha profferito ai rappresentanti del Pd della provincia di Frosinone ma vale certamente a dare la cifra di un candidato alla segreteria che parla una lingua diversa da quella dell’establishment dem degli ultimi anni.

Strappa diversi applausi alla platea gremita dell’Astor di Frosinone, anche quando dice che bisogna smetterla di essere antipatici, basta con la puzza sotto il naso, basta con l’aria di superiorità. Applaudono anche coloro che, con un minimo di autocritica, potevano sentirsi colpiti da quegli strali e che è difficile immaginare davanti alle scuole, alle fabbriche e agli ospedali a raccogliere le firme. Il presidente dell’Emilia Romagna, lanciato veloce nella corsa alla segreteria del partito, non ha fatto tutto quel discorso solo per ribadire il mantra ormai liso che “bisogna tornare tra la gente” per smetterla di perdere le elezioni e, soprattutto, “sette milioni di voti da Veltroni a oggi”. Lo ha fatto, e ha spiegato, perché se sarà lui a diventare il segretario del Pd alle parole dovranno seguire i fatti e “stare più al bar tra la gente che seduto in ufficio” non può solo significare una sbicchierata, che pure ci vuole, ma concretizzare quel che si dice o, come minimo, lottare affinché si verifichi. Parole che non sono affatto scontate nella politica di oggi e che Bonaccini vuole diventino la ciccia del partito, la risposta a una domanda che ormai in molti si fanno e che, ha detto, tanti gli hanno rivolto: “chi è il Pd?”, “qual è il ruolo che ricopre?”. La risposta è nella sostanza di un partito che non deve temere le sconfitte ma l’irrilevanza, la consunzione fino a sparire come ad altri, in Europa, è già successo. Traduzione: inutile cercare di vincere a tutti i costi se poi non hai un’identità. Se non sai chi sei hai voglia ad allargare i campi! Il Pd secondo Bonaccini è in un partito che rispetta la missione per cui è nato: “unire culture riformiste, progressiste, liberaldemocratiche. Metterle insieme”. Monica Cirinnà, seduta a due passi da lui insieme a Esterino Montino gli ha chiesto: “Stefano, ridona dignità al nostro partito. Devi riuscire ad essere un po’ Peppone e un po’ Don Camillo”. Diciamo che Bonaccini parte bene, viene da quelle parti e racconta: “A casa mia il riferimento era Berlinguer ma i miei, quando sentivano parlare, per esempio, Aldo Moro dicevano che era una brava persona”. Altri tempi, altra politica. Applausi da tutti i dirigenti in sala a un candidato che dice di voler cambiare la classe dirigente. Cioè loro. Dario Facci
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