Isola del Liri – Il ciclismo degli ultimi, dei doppiati che diventano primi

Veronica Villa
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Ultimo, doppiato, felice. Non gareggia per vincere ma per divertirsi, per coltivare la sua immensa passione per il ciclismo. Nel settore dei giovanissimi il dibattito è aperto da sempre. I ragazzini devono fare prevalere l’attività ludica o quella agonistica? Un atleta di 11 anni di Isola del Liri, durante l’annuale riunione dell’Asaci ha espresso la sua opinione. Lo ha fatto da ultimo, da doppiato ma ha superato tutti, in particolare i Dirigenti della Federazione ciclistica. Ha messo nero su bianco il suo pensiero, la sua voglia di divertirsi e ha letto la lettera alla presenza del vice presidente del Comitato regionale del Lazio, Toni Vernile. Ecco cosa ha scritto e proposto Aldredo Scala.

“Mi chiamo Alfredo e sono appassionato per il ciclismo, fin da ragazzo quando ero piccolo e vedevo le foto di mio padre in bici e pensavo che il ciclismo è uno sport bellissimo. Faccio ciclismo e ne ho fatta di strada con delusioni e soddisfazioni… Ho fatto tante gare, visto tanti ragazzi di tutte le regioni e ne sono contento. Però c’era una cosa che all’inizio mi turbava nel ciclismo: le prime gare che ho fatto perdevo sempre perchè non ero ancora pratico: “Ma perdo anche adesso”. Quando mi doppiavano e mi fermavano all’inizio ero triste, piangevo e mi arrabbiavo con tutti… Ultimamente abbiamo fatto una trasferta a Loreto con la squadra. Una volta arrivati è iniziata la corsa, ero in testa ma poi mi hanno recuperato e doppiato. E allora per paura che intralciavo il gruppo mi hanno fermato. Non ho pianto ma ero dispiaciuto, poco dopo hanno fermato un mio compagno di squadra che si è messo a piangere e altri due ragazzi che hanno pianto anche loro. Io vorrei proporre di abolire che i doppiati vengano fermati, ma vengano fatti continuare su un lato della strada o proporrei di fare corsia apposta per i doppiati. Perchè anche loro hanno diritto di continuare la gara, perché anche loro si sono impegnati come i primi e perché il ciclismo non è tristezza e disperazione ma bisogna essere contenti perché il ciclismo è gioco di squadra e deve portare nei ragazzi la felicità non la tristezza”. Ha ragione da vendere, gli ultimi, i doppiati devono divertirsi come e più dei primi. V.V.
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