Focus – Vaccini in scadenza, milioni di euro dei cittadini nei rifiuti speciali. Il siero inutile contro Omicron e sottovarianti?

Sara Pacitto
4 MIn Lettura
A fine luglio scadranno 120mila dosi di vaccino antiCovid, ad agosto oltre 3milioni di fiale finiranno nel pattume: i numeri sono stati diffusi dal sito dell’Unità di Completamento della Campagna Vaccinale Italiana, la struttura guidata dal generale Tommaso Petroni che è subentrato, al termine dell’emergenza sanitaria, al commissario Francesco Figliuolo. Inoltre sono 53,5milioni le fiale donate dalla nostra nazione ad altri stati esteri a medio e basso reddito e con bassa immunizzazione.

Nel dettaglio, ai Paesi Covax sono state date 25,7milioni di dosi Johnson & Johnson, 14,4milioni di AstraZeneca, 7,3milioni di Pfizer, quasi 2milioni di Moderna. Inoltre, 4,1milioni di fiale sono state donate tramite accordi bilaterali: 3,6milioni di AstraZeneca a Tunisia, Libia, Rwanda e Cambogia e 500mila di Pfizer in Zambia. Relativamente al siero antiCovid in scadenza, come scritto, a fine luglio verranno gettate 120mila dosi ed entro agosto altre 3milioni e 117mila. Contestualmente l’Ema, Agenzia Europea dei Medicinali, annuncia il nuovo vaccino che uscirà il prossimo settembre, più efficace contro la variante Omicron e le sue sottovarianti. La struttura commissariale guidata dal generale Tommaso Petroni già si prepara: con la recente determina, n.17 del 23 giugno, si prorogano al 31 dicembre i contratti di lavoro ai vaccinatori, in scadenza il 31 luglio, attraverso le agenzie Manpower, Randstad, Gi Group, Rti Synergie-Umana, Rti Etjca-Orienta. Stanziati 220milioni di euro per gli stipendi. In effetti il vero problema del commissario Petroni adesso dovrebbe essere quello di riuscire a somministrare oltre 3milioni di dosi in riva al mare prima che queste scadano, a fine agosto, convincendo gli utenti consapevoli che a settembre arriva il “vaccino aggiornato” annunciato da EMA. Sempre sul sito dell’Unità di Completamento della Campagna Vaccinale, dai dati emerge un netto rallentamento della popolazione, anche per i soggetti immunodepressi, rispetto alle dosi di richiamo. In sostanza, abbiamo vaccini in abbondanza ma non le persone intenzionate a sottoporsi alla somministrazione. Per dovere di cronaca, e non per infierire, ricordiamo che, ancor prima del via libera di EMA alla commercializzazione del nuovo vaccino antiCovid prodotto dall’azienda francese di biotecnologie Valneva, ancor prima che la Commissione Europea includesse il siero nei programmi di vaccinazione implementati in tutta UE, ancor prima che AIFA, Agenzia Italiana del Farmaco, dia il parere definitivo all’utilizzo nella nostra penisola, a dicembre 2021 l’allora Commissario Straordinario dell’emergenza sanitaria generale Figliuolo, ha siglato un accordo per acquistare un milione di dosi del vaccino Valneva al costo di 16euro a dose, per un totale di 16milioni di euro, oltretutto un prezzo decisamente alto per un siero tradizionale, sicuramente più vicino al costo dei vaccini a mRNA, senza considerare che lo studio sul vaccino in questione si è concentrato sulla produzione di anticorpi contro il ceppo originale del Sars-CoV-2, mancando di approfondire sufficientemente la sua immunogenicità rispetto alle varianti più preoccupanti, compresa Omicron e sottovarianti. Se poi si aggiunge che il vaccino Valneva è indicato per la vaccinazione primaria della fascia d’età compresa tra i 18/50 anni, ovvero per coloro che non si sono finora mai sottoposti ad alcuna inoculazione…può ritenersi questo un investimento utile? TG24.info aveva già trattato l’argomento il mese scorso (leggi qui https://www.tg24.info/focus-ema-approva-nuovo-vaccino-valneva-non-e-stato-testato-su-omicron-litalia-si-impegna-a-comprarne-un-milione-di-dosi/ ). Ci saranno modi migliori di investire il denaro pubblico nella prevenzione? evitando inutili sprechi? Sara Pacitto
Condividi questo articolo
Nessun commento