È l’appello che Corradino Vecchiarelli, appassionato di arte e storia locale, rivolge a chi di dovere. Un’opera molto popolare che è parte del patrimonio storico-artistico-religioso del piccolo borgo ciociaro. Si tratta del trono ligneo di San Michele, Patrono di Strangolagalli.

La chiesa risale al periodo antecedente l’anno 1000 d.C. Il primo documento la cita nell’anno 1.081 d.C. La devozione per San Michele è ancor più antica, essendo il Patrono dei Longobardi. Gli interventi sull’edificio sono stati realizzati in epoche diverse, nel XVIII secolo, e nei primi del Novecento. Proprio in questo ultimo periodo, è stato realizzato il trono di San Michele. Lo stile adottato non si rifa’ al Classico o al Barocco, come nella maggior parte dei casi, bensì allo stile in voga (fine Ottocento, inizio Novecento), in Germania, Francia, Italia: lo stile Liberty o Art Nouveau. Ciò che colpisce è l’effetto scenografico, unico nel suo insieme. L’originalità di questo capolavoro è opera dello scultore-ebanista Agostino Vecchiarelli (1865-1942), figlio di Clemente (anch’egli scultore-ebanista), e di Rosa Querqui. Egli, assieme al collega Carlo Magni (Ceprano1868, Bagnoli Irpino (AV) 1931), lo ha realizzato a Strangolagalli, nel suo laboratorio-bottega sito in via Vittorio E. III. Il Magni ha lavorato come capo officina e direttore presso il R. Istituto dell’Industria “M. Merzi” a Bagnoli Irpino dal 1918 al 1930 circa, dove è morto il 24 ottobre 1931. Tempo addietro, il nipote del Vecchiarelli, Silvano Lunghi che ha seguito le orme del nonno materno (ha realizzato importanti lavori di ebanisteria a Roma e in provincia)
ha riferito che Agostino aveva trascorso un periodo giovanile in Francia, per cui è probabile che abbia avuto contatti di lavoro con i sostenitori dell’Art Nouveau, recependo le nuove tendenze artistiche. Quest’opera colpisce per la sua originalità, raffinatezza ed eleganza: un modello eclettico, intriso dalla esuberanza degli elementi decorativi, con riferimento allo stile gotico-neoclassico (ovuli, gocce, palmette, pinnacoli, modanature, ecc. ecc.) con nuove forme sinuose, ricche e fitomorfe, adottando l’acanto come modello in uso fin dall’antichità.

Il catino, in stile orientale, è del tutto lavorato a traforo, sorretto da foglie d’acanto dorate a mo’ di lambricchini. L’unica parete (posteriore) della “cella”, è una raggiera ellittica traforata con al centro piume in bassorilievo decorate in oro. L’edicola, simile al Templi distili, è sorretta dalle esili e scanalate colonne, simili alle piante di con alla sommità i capitelli “fasciati” da piume di pavone con in basso modanature a foglie in bassorilievo e dorate. Il pavone, in origine greco-islamica, celebra il culto del sole, come anche il girasole, tutto per esaltare la gloria di Dio, attraverso l’Arcangelo Michele, per esorcizzare il Male. Questo modello (capitello) si distingue dalla miriade di capitelli, noti fin dall’antichità: egizio-minoico, dorico, ionico, corinzio, islamico romanico, spesso arricchiti da forme fitomorfe e antropomorfe, fino al Rinascimento con la riscoperta dell’antico. Il pavone, sia nella religione pagana che cristiana, era considerato simbolo di vita eterna. Lo troviamo (notizia inedita) raffigurato anche nella villa di Poppea, imperatrice ad Oplontis (Torre Annunziata), assieme ad altri simboli cristiani. La realizzazione della Macchina, con tutta la sua simbologia allegorica del nuovo stile, è motivo di approfondimento. Infatti, s
ono in corso ulteriori ricerche di notizie di altre opere dello scultore-ebanista Carlo Magni, presso il Comune di Ceprano, in collaborazione con l’assessore alla Cultura, la dottoressa Celani, il dottor Gesuale e Cannizzaro dell’Ufficio Anagrafe. In passato, per il trono di San Michele, ci sono stati due interventi di restauro ad opera degli artigiani di Strangolagalli: Perilli Guelfo, Ivana, Luca e Luigi Pernasilici. ‘Siamo grati ai restauratori, apprezzando il lavoro “certosino” che si è reso necessario per la sua conservazione. Attualmente, il Trono di San Michele e quello di San Rocco sono allocati all’interno del locale garage comunale di Strangolagalli. Ci appelliamo affinché le istituzioni competenti, Chiesa e Comune, si attivino per una sede più consona a tutela del nostro patrimonio storico-artistico-religioso. In futuro, una monografia per ricordare e celebrare Agostino Vecchiarelli e Carlo Magni’.
AC