Roma – Stupro di Capodanno, le chat dei giovani coinvolti e le reazioni dei genitori

Sara Pacitto
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Il presunto stupro denunciato da una studentessa 16enne, figlia di un diplomatico, risale alla notte di San Silvestro 2021: aperto un fascicolo d’inchiesta dalla Procura di Roma, ora il PM cerca prove nelle chat delle amiche della giovane.

Tre i presunti aggressori: C. N. 21 anni, P. R., per il quale è stato disposto il giudizio immediato, e F. R. entrambi di 19, tutti indagati. Un’inchiesta non semplice, anche perché la minorenne, come hanno confermato i referenti medici, sarebbe stata ripetutamente aggredita mentre si trovava sotto effetto di alcolici e sostanze stupefacenti, incapace di difendersi, durante un festino abusivo, organizzato in occasione del Capodanno presso una villetta in via Podere Fiume a Primavalle, Roma. Nel primo pomeriggio del 1°gennaio, a festa finita, l’eco del dramma vissuto nella notte dalla ragazza violentata rimbomba da una chat all’altra, tra le compagne della vittima. (I nomi riportati sono tutti di fantasia). Adele, minorenne anche lei, figlia di una soubrette, soprannominata “pugile” dalle partecipanti alla festa, indagata con il fidanzato con l’ipotesi di reato per cessione di stupefacenti alla festa, dove giravano cocaina, hashish e pasticche, scrive a Martina, che ha ospitato la giovane stuprata Sara a passare il resto della notte a casa sua «Buongiorno, come stai?». La ragazza risponde «Io sto bene… Perché avete lasciato Sara da sola?». Adele ribatte «Non l’abbiamo lasciata sola. Je stavo a stirà (ero stanca, ndr), anche Simone voleva andà a casa. E lei (la vittima, ndr) mi ha detto “Amò, tranquilla rimango qua”». Martina per un attimo devia sull’argomento «Stava a succede il panico. Ero triste e delusa dalla maggior parte dei presenti», riferendosi alla festa. Ma Adele insiste, si lamenta di Sara che le è stata sempre accanto «Io e il mio fidanzato Simone siamo stati tutta la serata con lei. Dalle sette alle sette del mattino. Senza mai staccarsi un attimo. E a na certa me dava anche ar c…». Martina tenta di spiegare il perché, Adele è scettica «Sara ha sco….. di sua volontà». Martina non esita «No, non voleva. Stava da sola, sta piangendo ancora adesso». A quel punto sembrerebbe che Adele torni sui suoi passi, capisca quanto sia seria la situazione «Amò, mi dispiace. Non pensavo…». Martina non usa mezzi termini «Amò l’hanno violentata per tre volte, ecco perché vi si è accollata.. Hanno appeso mutande, hanno fatto il panico. Uno la stava stuprando e l’ha menata. Sara sta male, non riesce nemmeno a camminare… Non riesco neanche a raccontarlo». Adele si scusa «Se lo avessi saputo, sarei rimasta. Ma non riuscivo a stare in piedi». Martina soprassiede «Riprenditi. A Sara ci penso io». Chi ha stuprato una prima volta Sara, secondo la Procura di Roma, è P. R. insieme a due minorenni. La violenza si sarebbe consumata nel bagno della casa. Poi Sara, secondo la Procura, sarebbe stata di nuovo stuprata da C. N. e F.R., con la partecipazione della ragazza di quest’ultimo. L’episodio è ancora da approfondire. «Tenuto conto anche della personalità della persona offesa, i cui comportamenti, come da lei stessi riferiti, sono indice di una giovane sostanzialmente abbandonata a se stessa, si ritiene opportuno richiedere su di lei anche una relazione ai Servizi Sociali», così il GIP del Tribunale dei Minori, con un’ordinanza di settembre 2021, aveva rigettato la richiesta di arresto per i due minorenni accusati di aver abusato di Sara. Un provvedimento che spiega lo stallo dell’inchiesta: dopo quasi due anni dai fatti, P. R. ha ottenuto il giudizio immediato; C. N. sembrerebbe sia stato coinvolto per un errore di persona e F. R. ha chiesto di tornare in libertà dopo un nuovo test del DNA. Restano ancora in piedi anche le indagini sullo spaccio. I racconti dei presenti, che lo stesso giudice definisce «inquietanti», sono al vaglio degli inquirenti per definire nel dettaglio le singole responsabilità. Ne emerge la disinvoltura dei rapporti tra i partecipanti alla festa col dichiarato tema del sesso e della droga. Dopo la denuncia della 16enne così il giudice: «L’interesse delle ragazze è tutto focalizzato sull’avvenuto rapporto a tre, tra lei, F.R. e la sua fidanzata e sulla delusione di quest’ultima in quanto F.R. ha avuto rapporti sessuali solo con la 16enne». Nelle chat “Aimone”, la fidanzata, si informa con una delle ragazze «Ma hai chiesto a F. de sco…?», lei ammette «Sì ma non è successo un c… Calcola che non mi ricordo un c…». Altre ricostruiscono il rapporto in bagno tra il suo fidanzato e lei «Io pensavo stesse a fa na cosa a tre, capito?». E la fidanzata «Regà, non lo so… lei (la 16enne, vittima del presunto stupro, ndr) mi aveva chiesto de fa’ na cosa a tre ma a una certa non so che è successo… io stavo là impiedi a guardà». Con la 16enne sono spietate: «Lei si è sco.. un po’ de pischelli». «Sì è sco… tutti, chi voleva e chi non voleva». Il verdetto viene emesso: «Incazzate co lui… non se fanno ste cose, il pischello de una amica tua ok, sì, ce fai le cose a tre a Capodanno però almeno… no a sco… davanti così». «Ma è normale che se sia sco… il primo che glie capitava, penso che pure io…». «Daje, sempre esperienze favolose a Capodanno». Al vaglio anche le conversazioni tra figli e genitori: nelle intercettazioni effettuate dai Carabinieri nei giorni successivi alla presunta violenza, non c’è stato un solo genitore che abbia reagito di fronte a quello che i figli riferivano, o meglio, lo hanno fatto giustificandoli e dandogli ragione. «A ma’ se semo popo divertiti. Io te dico… io una me la so popo sco… a divertimme ma», con queste parole uno dei ragazzi indagati parla alla madre. Un altro giovane: «Stavamo io e lei dentro a ‘n bagno e…uno pure se fosse…me voi beve? Ecco, famme una multa e beveme perché stavo a un altro Comune e perché ho portato l’alcolici che so minorenne…e stupefacenti». Il ragazzo in questione parla tranquillamente con la madre ed il padre, sia di cosa è successo con Sara sia della droga portata alla festa. Anche in questo caso, dai genitori nessuna reazione. Famiglie compiacenti ed omertose che, una volta saputo cosa hanno fatto i figli, hanno cercato di insabbiare le cose, spalleggiandoli ed insultando la vittima e la sua famiglia per aver denunciato «Cioè, tu manni tu fija a 16 anni co’ lockdown, oltretutto che n’abiti manco qua, a na festa e poi er giorno dopo te sveji e denunci? Ma che sei n’infame? Cioè così sei popo un vile, un verme, un miserabile». (i nomi riportati sono tutti di fantasia) (foto dal web) Sara Pacitto
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