Focus – Complottista e negazionista, tra sistemi e poteri forti per nascondere ansie e paure

Anna Ammanniti
7 MIn Lettura
(di Anna Ammanniti) La disinformazione del regime, i venduti del sistema, gli altri sono i poveri sprovveduti e loro invece i complottisti e negazionisti sono quelli che rivelano le grandi verità. Già detta così la questione fa sorridere, anche se ci sarebbe da piangere.

Ci capita di incontrare il cugino informato che ci dà qualche notizia sconvolgente sui vaccini, parla in scientifichese, la sua fonte è un medico che è stato zittito dal sistema ma che ha scoperto il grande “complotto”! Quando pensi di averle viste tutte con il Covid partendo dai No Max, ai No Vax, passando per i No Green Pass e i No Pos (sistema che ti fa i conti in tasca, notate bene, dall’altra parte se uno vive sui social non è proprio “sconosciuto al sistema (?)), ecco che spuntano anche i No Sic! “L’emergenza siccità non esiste, i fiumi tracimano e le fontane zampillano, insomma è tutta una messinscena del governo Draghi per varare lo stato di emergenza e tenerci nuovamente chiusi in casa! Ma noi siamo le pecore nere quelle che si distinguono dalla massa e voi pecoroni proni al sistema!” Una curiosità: ma cosa intendono per sistema? Quello solare, il sistema metrico decimale, quello politico, sistema di cosa? Giornalisti accusati di essere il braccio operativo di questo sistema! I No Brain accusano i giornalisti, ma non sanno neanche quale è la differenza tra un giornalista pubblicista e professionista, pensano che sia un apprendistato presso chissà quale sistema (arieccolo!) che conferisce poteri e denaro (beati voi che credere nelle favolette!) Questi No Brain pretendono di buttare fango sui lavoratori (dimenticando che la diffamazione è reato, ma magari se lo ricordano quando bussa il postino con la raccomandata del Tribunale), pretendono di risvegliare, come dicono loro i “sempliciotti”, che saremmo noi e loro le menti “eccelse” con le loro strampalate visioni del mondo. Una volta le raccontavano nelle osterie le fantasie partorite dalle menti annebbiate, c’erano un paio di persone ad ascoltarli mossi dalla tenerezza e compassione che ispiravano, ma ora con i social è tutto amplificato: si sono ritrovati, sono un po’ di più di uno, tutti con profili falsi (ma ragazzi l’indirizzo IP è una cosa seria eh, esiste, non è un complotto!) “Il 5G ci ucciderà tutti, il Covid-19 non esiste, sono i poteri forti di tutto il mondo a voler togliere ai cittadini tutte le libertà e per questo si sono inventati la pandemia e di conseguenza i vari lockdown. Soros è un rettiliano a capo del Nuovo Ordine mondiale, dominerà il mondo! Bill Gates vuole installare microchip tramite i vaccini (per fare cosa non si sa!) La Nasa nasconde un secondo Sole, vabbè la terra è piatta è stato già detto è ormai vecchia, il cambiamento climatico non esiste! “Non sono complottista, ma…”. L’uomo non è mai andato sulla Luna e forse la Luna addirittura non esiste. L’Olocausto non è avvenuto, Paul McCartney è morto, ma Elvis Presley è vivo. Per non parlare delle numerosissime teorie sull’11 settembre o sull’Area 51. È tutto un complotto! Di chi? Dei poteri forti, delle persone potenti, di chi sta sorvegliando le nostre libertà, no? L’Oms ha definito questo momento un’infodemia, ovvero un tempo in cui l’insieme di dati e notizie è confuso con falsità, a volte con effetti devastanti. Gran parte delle nuove teorie è legata all’avvento della pandemia da Covid-19 e va dai tamponi cancerogeni all’inesistenza del virus. Ma perché, per quanto improbabili e incredibili, queste idee si diffondono in maniera così capillare? Il più recente di una lunga serie di tentativi di spiegare il fenomeno viene dalla Norvegia, da uno studio che sostiene come, in fondo, essere complottisti faccia parte della natura umana. Secondo il sociologo Asbjørn Dyrendal, professore presso la Norwegian University of Science and Technology, le teorie cospirazioniste nascono come risposta a situazioni di paura e incertezza e sono legate all’apprensione sul futuro. Quando le emozioni negative prendono il sopravvento sulla parte razionale, si finisce per risultare più facilmente vulnerabili alle teorie cospirazioniste. Nel 2016 Dyrendal e il suo team hanno sottoposto a un questionario 883 studenti norvegesi, a cui hanno chiesto di esplicitare le loro opinioni su argomenti che spaziavano dal paranormale al nazionalismo estremista. Obiettivo dello studio era quello di identificare individuare comportamenti e tratti psicologici che potessero essere considerati precursori del cospirazionismo. Tra questi il disturbo schizotipico della personalità (che si manifesta, in chi ne soffre, con distorsioni cognitive, eccentricità nei comportamenti ecc.), l’autoritarismo di estrema destra, la dominanza sociale, il credere nei fenomeni paranormali. Secondo i ricercatori nessuno di questi tratti da solo permette di identificare un individuo cospirazionista, che è invece caratterizzato da una serie di alterazioni dei singoli comportamenti combinati insieme. Il disturbo schizotipico, che oltre ai comportamenti non convenzionali include anche la paranoia e l’ansia sociale, è stato comunque segnalato come il precursore primario del comportamento cospirazionista. Questo tratto comportamentale può essere a sua volta amplificato da atteggiamenti come la dominanza sociale, ossia individui convinti che la società debba essere dominata da alcuni gruppi a discapito di altri sono più portati a credere alle teorie complottiste. Il cospirazionismo sembra coinvolgere più gli uomini che le donne, mentre livello sociale e culturale sembrano incidere solo marginalmente. Dallo studio emerge chiaramente il ruolo dei social media nell’amplificare le teorie del complotto. Il diffuso fenomeno del complottismo, sembrerebbe emergere da una sofferenza pervasiva sociale, che porterebbe a costruire un significato laddove la realtà è vissuta come incontrollabile. Il ricorso a teorie oscure non confermate, offrirebbe sollievo e mitigherebbe il senso di smarrimento e paura. Anna Ammanniti
TAGGED:
Condividi questo articolo
Nessun commento