Scuola e Dintorni – 25 aprile sconosciuto: cosa sanno i giovani della Liberazione
25 aprile, festa nazionale. Quest’anno ricorrono i 70 anni dalla liberazione d’Italia dal fascismo ad opera degli angloamericani e dei partigiani. Mai come quest’anno si sta dando ampio risalto a questa Festa; l’altra sera guardavo un programma tv di intrattenimento in cui c’era un servizio dedicato ad essa, e l’intervistatore poneva domande semplici a gente comune, anziani e giovani. Qualche anziano sapeva collocare e spiegare la rilevanza di questa Festa, i giovani rimanevano per lo più interdetti e muti.
Questo servizio mi ha lasciata amareggiata ma consapevole della verità di cui era portavoce: i nostri alunni non sanno nulla della storia patria, né tantomeno sono interessati a conoscerla. Me ne rendo conto ogni volta che, nel corso dell’anno, affrontiamo questo argomento per spiegare e capire il passaggio dalla dittatura alla democrazia con l’avvento della Repubblica.
I loro volti tradiscono la noia e il disinteresse verso l’argomento, tant’è che in sede di verifica le risposte risultano smozzicate e vuote di contenuto, arrestandosi ad un livello didascalico.
Perché non riusciamo ad appassionare i nostri alunni ad un evento così importante del nostro passato? E’ poi così lontano nel tempo? Queste sono le domande che mi pongo. Vero è che sono adolescenti ed hanno altri interessi, ma vivere una vita così vuota di contenuti è deprimente.
Se i giovani oggi vivono in un Paese libero è grazie a coloro che hanno dato la propria vita affinché ciò potesse accadere, poiché credevano fortemente in ideali che in quel preciso momento storico erano meramente illusori.
La nostra Carta Costituzionale è ricca di articoli nati dalla esigenza di dare una vita migliore ai posteri. Pensiamo all’uguaglianza tra gli esseri umani, alle libertà civili, alla solidarietà, ai diritti sociali. Ora che questi concetti sono stati tradotti in realtà, i nostri giovani li recepiscono come diritti acquisiti, senza capire che c’è stato un passato in cui erano negate le più elementari libertà. Non si pongono domande, vivono tranquillamente nel loro limbo di ignoranza.
Gli alunni si rendono conto solo che in questo dato giorno, 25 di aprile, non si va a scuola, e la loro felicità nasce dalla consapevolezza che sarà un giorno privo di lezioni, compiti, verifiche. Sarà un giorno da dedicare interamente al nulla, al dormire fino a tardi, al gozzovigliare con indolenza, al giocare all’infinito con i loro amati telefonini o tablet.
E’ in queste situazioni che recepisco appieno l’impotenza della scuola nello scuotimento di queste creature assopite e vacue, che godono di ampie libertà senza poterle apprezzare fino in fondo. E’ pur vero che i dettami costituzionali non sono ancora stati del tutto tradotti in pratica (pensiamo al lavoro che rimane una chimera), ma che almeno si avesse l’anelito di lottare per realizzare i cambiamenti necessari!
I docenti hanno risposto in massa al flash mob o ad altre forme di mobilitazioni in questi giorni per porre l’accento sui problemi della scuola, per scuotere le coscienze della collettività e dei politici che hanno il compito di legiferare. Queste attività di mobilitazione sono possibili perché siamo in uno Stato democratico dove ognuno può esprimere le proprie idee e lottare per vederle realizzate.
Ma noi abbiamo una certa età e siamo stati formati da una scuola che badava ai contenuti.
La forma poteva essere discutibile, però la ricaduta sulle nostre menti c’è stata. Oggi le varie riforme pongono l’accento principalmente sulla forma da adottare, e i risultati sono sotto gli occhi di tutti.
Attenzione: non sto parlando di un ritorno al passato, ma di prendere dal passato le cose buone che c’erano e di continuare ad usufruirne. Gli strumenti tecnologici innovativi sono solamente strumenti, appunto, e come tali dovrebbero essere usati.
Tiziana Fusco
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