Focus – È confusione sul superbonus 110%: c’è chi rischia la sospensione dei lavori e la restituzione dei soldi

Sara Pacitto
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Dopo le numerose problematiche insorte a seguito dell’esaurimento dei fondi stanziati dal governo, adesso le banche stanno bloccando l’acquisto dei crediti.

Come previsto, chi commissiona i lavori può chiedere lo sconto in fattura alle imprese che, a loro volta, possono cedere il credito alle banche. Nel caso non venga ceduto alle imprese, il bonus viene trasformato in sgravio fiscale per il committente. Per accedere al sussidio è necessario che il 30% degli interventi siano ultimati entro 6mesi dal termine. A tutti gli effetti le richieste possono essere inoltrate fino al 30 giugno ma il superbonus rischia lo stop definitivo proprio a causa della mancanza di soldi, lasciando a metà i lavori di quanti hanno già avviato gli interventi di ristrutturazione. Inoltre il Fisco potrebbe esigere la restituzione delle agevolazioni, maggiorate dalle multe. Per effetto dell’esaurimento dei fondi, diversi istituti di credito hanno iniziato ad annunciare ai propri clienti la fine degli sconti in fattura sugli interventi di migliorie correlati al superbonus. Una tra tutte, Banca Intesa San Paolo ha divulgato una nota in cui spiega “La norma di legge impone, per tutti gli operatori del mercato, un vincolo di compensazione che prevede che ogni anno i crediti fiscali come quelli edilizi non possano eccedere il livello di imposte e contributi versanti dalla banca e che appunto possono essere oggetto di compensazione”. Sono questi i motivi per cui l’Istituto, per adesso, non potrà procedere “con la sottoscrizione del contratto di cessione del credito”. Situazione simile con Poste Italiane, BPM ed Unicredit. Gli stessi istituti indicano, come soluzione, l’uso dei crediti per acquistare titoli dello Stato. Se la banca non provvede all’acquisto del credito, chi ha un contratto con le imprese e non ha dato inizio ai lavori, rischia che i cantieri vengano bloccati per la clausola vincolante. Invece, se la clausola non è stata inserita ed il cantiere ha avviato gli interventi senza aver il parere positivo dalla banca, le imprese saranno costrette a bloccare i lavori. Il cittadino committente si troverà costretto a saldare le spese relative ai ponteggi, che dovranno essere smontati, lo smaltimento dei materiali e quant’altro. Il CNA, Consiglio Nazionale Architetti, prevede che circa 30mila imprese rischiano il fallimento e, di riflesso, sono circa 150mila i dipendenti che potrebbero perdere il loro posto di lavoro. L’unica strada percorribile è che il governo metta mano al portafoglio rifinanziando il superbonus, come avvenuto lo scorso anno. La proroga al 2023 è quasi certa ma, come denuncia il CNA, “La proroga è assolutamente inadeguata perché tra un anno la situazione non sarà cambiata, le banche presenteranno gli stessi problemi di oggi”. Ovviamente la problematica pesa su molte imprese edili della Ciociaria, seriamente in difficoltà per questa ennesima iniziativa “incerta”. Sara Pacitto  
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