La cronaca degli ultimi anni ricorda le proteste, i sit-in, le sfilate organizzate per provare a difendere l’ospedale chiuso dalla politica, con pesanti responsabilità bipartisan.
Cinque anni fa, era appunto il 10 giugno del 2017, i cittadini chiamati a raccolta dall’Associazione Diritto alla Salute si ritrovarono davanti all’ingresso dell’ospedale, per apprendere della diffida piovuta dall’alto, ad utilizzare striscioni, scritte e soprattutto sistemi di amplificazione. Una protesta muta, quindi, uno schiaffo alla libertà di espressione e soprattutto ai diritti alla sanità, alla salute, di migliaia di persone. La manifestazione si tenne ugualmente, e gli oratori sottolinearono i motivi della protesta parlando senza microfono. Diritto alla Salute, col presidente Alessandro Compagno e la segretaria Cinzia Belardi, coraggiosa e mai doma, hanno più volte tentato la spallata ai nemici degli anagnini e dei residenti dei comuni del distretto, oltre ottantamila persone. La politica, responsabile dell’aver ridotto un ospedale di qualità ad una sorta di ambulatorio, costantemente depredato da un sistema sostenuto da falsi ed ipocriti, continua a dimostrare la propria inutilità. Addirittura ossequiosa nei confronti dei vari manager che, presentati ad ogni passerella come novità taumaturgiche, si rivelano sistematicamente anonime tessere di un mosaico che esclude Anagni da qualsivoglia intervento di qualità. E la Signora con la Falce, ringrazia. E.C.
