Regione – Sanità paralizzata, oltre 12 mesi anche le visite urgenti, pure per i bambini. Entro la settimana, a pagamento

Sara Pacitto
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Non è una novità che le liste di attesa per le visite mediche, gli esami diagnostici e specialistici nelle varie aziende ospedaliere e negli ambulatori ASL del Lazio vadano ben oltre i 12 mesi.

Quando si prenota, molto spesso, accade che nemmeno i tempi previsti dalla “priorità della prestazione” vengano più rispettati, ovvero quelli indicati sulla ricetta dalle diverse lettere: U urgente entro 72 ore, B breve entro 10 giorni, D differibile entro 30 giorni se visita, entro 60 giorni se esame diagnostico, P programmabile entro 180 giorni. Un calvario per gli utenti: alle attese lunghe corrisponde il rischio di una cura tardiva. Per salvarsi dai tempi biblici della sanità pubblica bisogna rivolgersi al privato e pagare, ma non tutti hanno disponibilità. Si è perso il concetto di prevenzione. Non ultimo il caso di una bambina che necessitava di una visita cardiologica per cardiopalmo, in regime di priorità, da effettuare entro 30 giorni: l’appuntamento presso l’ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma è stato fissato al 2023, ma l’attesa si è ridotta ad una settimana per la stessa prestazione, con lo stesso medico, effettuando la visita in regime di attività professionale intramoenia, ovvero a pagamento, presso l’ambulatorio privato del dottore. I tempi lunghi sono confermati dal monitoraggio della Regione Lazio che, per alcune prestazioni, indica la possibilità di prenotare entro i tempi massimi previsti pari a “0,0%”. Relativamente alla ASL di Frosinone, tanto per riportare quanto scritto nel sito, doppio zero per la colonscopia, l’ecografia alla mammella, la risonanza magnetica all’addome e del cervello, la spirometria. Sara Pacitto (foto dal web)
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