La Regione Lazio ha disposto una “zona rossa” per contrastare la diffusione della peste suina, una malattia virale che sta colpendo gli ungulati. Stabilita una zona di attenzione ed una “zona infetta provvisoria”, con un’estensione pari alla provincia di Pavia: 65 chilometri quadrati, da Casalotti ai confini con la via Salaria, sfiorando Città del Vaticano.
Previste misure stringenti, verranno osservati i cinghiali, analizzate le carcasse prima di smaltirle. In tali aree, delimitate da cartelli con opportune indicazioni, sarà severamente vietato dare cibo agli animali, fare pic nic ed organizzare qualsiasi tipo di evento, anche nelle zone agricole e naturali. L’ordinanza firmata dal governatore Nicola Zingaretti contiene tutte le indicazioni per ASL territoriali e per i cittadini; si è resa necessaria dopo il primo caso di peste suina nel parco dell’Insugherata.
Il Comune interessato dovrà provvedere alla recinzione dei cassonetti ed al controllo degli allevamenti di suini e animali che ricadono o sono limitrofi all’area designata.
Relativamente ai rischi per l’uomo, nell’ordinanza si legge “la malattia non è trasmissibile agli esseri umani” ma “è necessario comunque regolare le attività umane all’aperto che, prevedendo l’interazione diretta o indiretta con i cinghiali infetti o potenzialmente infetti, possono comportare un rischio per la diffusione della malattia tra maiali e cinghiali”. Viene anche ritenuto “necessario il coinvolgimento dei servizi veterinari locali e delle forze di polizia nelle relative attività di vigilanza e controllo”.
Inoltre “Gli enti di gestione delle aree protette, in coordinamento coi servizi veterinari territorialmente competenti”, avranno il compito “di implementare una sorveglianza passiva rafforzata”.
Così il Ministro della Salute Roberto Speranza «Quello della peste suina è un tema su cui mettiamo la massima attenzione, in sintonia chiaramente con i territori che sono maggiormente coinvolti».
Il sottosegretario Andrea Costa ha aggiunto «Credo sia il momento opportuno per pensare anche ad un piano di selezione e di abbattimento importante, che riduca il numero e la presenza dei cinghiali. È l’occasione per ridurre sensibilmente la popolazione degli ungulati».
Sara Pacitto
