Arpino – Certamen… il prestigioso evento torna in presenza. Il testo della prova scritta (VIDEO)

Sara Pacitto
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È iniziata alle ore 09:00 la prova scritta che ha coinvolto gli studenti partecipanti alla XLI edizione del Certamen Ciceronianum Arpinas nella traduzione del passo dell’opera ciceroniana “De Graecae eloquentiae exordiis”.

A seguire si è tenuta una “Tavola Rotonda” coordinata dall’avv. Niccolò Casinelli, con delega alla Cultura per il Comune di Arpino: protagonista del dibattito il Certamen, ieri, oggi e domani. «Dopo 2 anni è una forte emozione tornare a respirare l’aria del “classico” maggio a cui la comunità arpinate è abituata -ha commentato Casinelli- La fase della prova scritta, nella mattinata odierna, è stata occasione per chiedersi come possa reagire il Certamen Ciceronianum Arpinas alle profonde modifiche che, negli ultimi 40anni, ha affrontato sia la scuola che la società: un confronto che ha coinvolto l’organizzazione del prestigioso evento culturale, la commissione giudicatrice, i docenti accompagnatori degli studenti partecipanti, al fine di cogliere spunti e suggerimenti che facciano ancora più grande il Certamen». Presente anche il dr. Roberto Caramanica, della Banca Popolare del Cassinate «Non posso che essere orgoglioso che l’istituto di credito che rappresento abbia, come da sempre, sostenuto questa iniziativa così rilevante, con un’immagine proiettata a livello internazionale. Tornare in presenza è motivo di grande emozione: i ragazzi hanno modo di conoscersi, frequentarsi, confrontarsi nelle diverse culture, intessere relazioni che vadano anche oltre la manifestazione». Tra le novità di quest’anno, una menzione speciale in memoria del Presidente Donato Formisano, scomparso il 27 dicembre di 2 anni fa. «Il presidente Donato Formisanono è la storia della Banca Popolare del Cassinate -continua Caramanica- non si è mai tirato indietro nel sostenere le varie iniziative del territorio. Ci ha lasciato insegnamenti considerevoli, è nostro dovere continuare ad applicarli con la dinamicità e con il rinnovamento e le incertezze dettate dal contesto storico che stiamo vivendo». Di seguito il testo dell’opera ciceroniana sottoposto agli studenti liceali partecipanti: “De Graecae eloquentiae exordiis” Laudare igitur eloquentiam et quanta vis sit eius expromere quantamque eis, qui sint eam consecuti, dignitatem afferat, neque propositum nobis est hoc loco neque necessarium. Hoc vero sine ulla dubitatione confirmaverim, sive illa arte pariatur aliqua sive exercitatione quadam sive natura, rem unam esse omnium difficillumam. Quibus enim ex quinque rebus constare dicitur, earum una quaeque est ars ipsa magna per sese. Quare quinque artium concursus maxumarum quantam vim quantamque difficultatem habeat existimari potest. Testis est Graecia, quae cum eloquentiae studio sit incensa iamdiuque excellat in ea praestetque ceteris, tamen omnis artes vetustiores habet et multo ante non inventas solum, sed etiam perfectas, quam haec est a Graecis elaborata dicendi vis atque copia. In quam cum intueor, maxime mihi occurrunt, Attice, et quasi lucent Athenae tuae, qua in urbe primum se orator extulit primumque etiam monumentis et litteris oratio est coepta mandari. Tamen ante Periclem, cuius scripta quaedam feruntur, et Thucydidem, qui non nascentibus Athenis sed iam adultis fuerunt, littera nulla est, quae quidem ornatum aliquem habeat et oratoris esse videatur. Quamquam opinio est et eum, qui multis annis ante hos fuerit, Pisistratum et paulo seniorem etiam Solonem posteaque Clisthenem multum, ut temporibus illis, valuisse dicendo. (Brutus I, 25-27) Traduzione: “Le origini dell’eloquenza greca” Ebbene, lodare l’eloquenza e mostrare quanta sia la sua forza e quanta dignità essa conferisca a quelli che l’abbiano raggiunta non è il nostro obiettivo in questa sede e non è neppure necessario. Questo potrei però affermare senza esitazione, che, sia che la si ottenga con una qualche tecnica, sia con un certo esercizio, sia per un talento naturale, si tratta sempre della cosa più difficile di tutte. E infatti, delle cinque parti delle quali si dice che essa consti, ciascuna è essa stessa una grande arte di per sé. Per questo si può capire quanta forza e quanta difficoltà comporti il concorso di cinque grandissime arti. Ne dà testimonianza la Grecia, che, per quanto sia stata infiammata dalla passione per l’eloquenza e già da molto tempo eccella in essa e superi le altre nazioni, tuttavia da più antica data possiede le rimanenti arti, che non furono soltanto scoperte, ma anche portate alla perfezione molto tempo prima che venisse elaborata dai Greci la vigorosa e faconda capacità di parlare. Quando penso ad essa, mi viene soprattutto alla mente, o Attico, e quasi brilla la tua Atene, la città in cui per la prima volta sorse un oratore e dove per la prima volta si cominciò ad affidare un’orazione alla memoria della scrittura. Tuttavia prima di Pericle, di cui ci sono rimasti alcuni scritti, e di Tucidide, che appartengono non all’infanzia della città ma alla sua maturità, non c’è alcuno scritto che abbia un qualche ornamento e sembri l’opera di un vero oratore. Ciononostante, è opinione diffusa che – per quei tempi – siano stati valenti oratori Pisistrato, che visse molti anni prima di costoro, e anche Solone, di poco più vecchio, e successivamente Clistene. Sara Pacitto  
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