(di Anna Ammanniti) Dalla storia l’uomo continua ad apprendere poco, la Valle del Sacco per mezzo secolo è stata presa d’assalto nel vero senso della parola e attualmente nelle stanze politiche il problema è la sua bonifica e la sua tutela!
La selvaggia industrializzazione degli anni passati ha “regalato” alla meravigliosa Valle inquinamento in grandi quantità, danneggiato suolo, aria e acqua. La Valle del Sacco è diventata la valle dei veleni. L’ambiente insano è risaputo come porti malattia e morte, il territorio della Valle del Sacco piange i suoi cittadini morti a causa di chi non ha avuto rispetto dell’ambiente. Nel 2016 è stato istituito il SIN Bacino del Fiume Sacco, ricomprende Comuni o parti di essi delle Provincie di Roma e di Frosinone interessando una superficie complessiva pari a circa 7200 ettari. Nel perimetro sono compresi i territori (o parte degli stessi) dei comuni di Anagni, Arce, Artena, Castro dei Volsci, Ceccano, Ceprano, Colleferro, Falvaterra, Ferentino, Frosinone, Gavignano, Morolo, Paliano, Pastena, Patrica, Pofi, Segni, Sgurgola, Supino. Negli anni ’60 nacque il Nucleo di Industrializzazione della Valle del Sacco, l’area è stata oggetto di una contaminazione delle matrici ambientali (suolo/sottosuolo e acquee sotterranee) da diverse fonti di inquinamento, in particolare connesse alla presenza di attività industriali di diversa tipologia, sia in esercizio sia in disuso (es. settore chimico, aviazione, industria bellica, manifattura) dove i siti produttivi, in molti casi, confinano o sono nelle immediate vicinanze del fiume Sacco. Nell’area è rilevante anche la presenza di manufatti in cemento amianto e di rifiuti abbandonati. “Oggi sono presenti oltre 200 aziende produttive di cui un notevole numero di industrie rientravano nella cosiddetta Classe A delle fabbriche a rischio di incidente rilevante ai sensi della Direttiva Seveso (CEE 501/82).” (dal sito del ministero della Transizione Ecologica). La problematica ambientale che ha indotto la perimetrazione del SIN risale all’anno 2005, quando a seguito del rilevamento di concentrazioni di beta-esaclorocicloesano (β-HCH) superiori al livello limite di 0.003 mg/kg consentito dalla normativa comunitaria in un campione di latte proveniente da un’azienda bovina situata nel comune di Gavignano, è stato dichiarato lo stato di emergenza socio-economico-ambientale nel bacino del fiume Sacco (D.P.C.M. 19 maggio 2005). Dal 2000 al 2013 sono stati compiuti numerosi studi epidemiologici, che per la loro importanza sono stati di recente ricompresi nell’accordo di programma sottoscritto nel 2019 tra il Ministro dell’Ambiente e il Presidente della Regione Lazio. La più evidente ripercussione è stata prodotta dalla diffusione di sostanze quali insetticidi, antiparassitari e residui chimici di varia origine sui prodotti agricoli e nell’organismo degli animali. Quale principale causa degli effetti della diffusione di tali elementi è stata riconosciuta l’entrata in circolo della catena alimentare di sostanze particolarmente dannose come il β-HCH, sostanza chimica presente in un potente insetticida: il lindano, impiegato sin dagli anni ’50 per il trattamento delle sementi, dei suoli, degli alberi da frutta e del legname, come prodotto antiparassitario per gli animali domestici e d’allevamento e in alcuni preparati farmaceutici sotto forma di lozioni, creme e shampoo per la cura e la prevenzione nell’uomo della pediculosi e della scabbia. L’uso del lindano è stato vietato nel 2001. Il β-HCH presente in questo insetticida è caratterizzato dall’essere estremamente resistente alla degradazione e persistente nell’ambiente, tende ad accumularsi nelle specie vegetali e nei tessuti biologici.Le principali problematiche ambientali sono riconducibili alla presenza di solventi clorurati nelle acque sotterranee oltre alla presenza di metalli pesanti e metalloidi nei suoi e acque sotterranee. Le caratteristiche geologiche e geochimiche dei terreni costituenti il SIN, portano per propria natura (origine vulcanica) alla necessità di definire i valori di fondo naturale di taluni elementi, spesso ritrovati con concentrazioni superiori alle concentrazioni soglia di contaminazioni fissate dalla tabella I e II, allegato 5, Parte IV, Titolo V del d.lgs 152/2006. Per tale ragione l’atto integrativo dell’accordo di programma sottoscritto tra il MiTE e la Regione Lazio, ha inserito l’interventi per la definizione dei valori di fondo naturale per i terreni e le acque sotterranee ricomprese nel perimetro del SIN. L’iter amministrativo di riperimetrazione si è concluso con il D.M. n. 321 del 22 novembre 2016, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale Serie Generale n. 293 del 16 dicembre 2016, che ha approvato il perimetro definitivo del SIN. Con Decreto del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare n. 370/STA del 4 agosto 2017 sono state approvate le Linee guida sulle procedure operative ed amministrative per la bonifica del Sito di Interesse Nazionale (SIN) Bacino del fiume Sacco. Nella giornata di ieri il presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti in accordo con i vertici di Unindustria e il presidente del Consorzio per lo sviluppo industriale Lazio, Francesco De Angelis, ha annunciato che è intenzione dell’ente regionale chiedere la sospensione del Sin della Valle del Sacco, per accelerare le pratiche burocratiche inerenti agli inserimenti imprenditoriali sul territorio. Questo dopo l’addio dell’azienda farmaceutica Catalent agli investimenti milionari sul territorio anagnino. Una notizia, quella del governatore Zingaretti che ha scioccato i più attenti all’ambiente. “Se non è ancora stata fatta alcuna bonifica perché sospendere il Sin?” La risposta è arrivata subito dal Ministero della Transizione Ecologica, dal sottosegretario Ilaria Fontana che ha sottolineato che non vi è alcuna intenzione da parte del MiTe di sospendere il Sin Bacino del Fiume del Sacco. Risposta indiretta di Ilaria Fontana anche al sindaco di Frosinone, Nicola Ottaviani che così aveva commentato la notizia della sospensione del Sin, senza tuttavia sapere che il Ministero non era ancora accorrente della volontà della Regione Lazio: “Contenti del fatto che il Presidente Zingaretti abbia affermato che il Sin era sbagliato e che, quindi, Catalent e tante altre aziende sono state dirottate altrove, in modo irresponsabile. Adesso, vogliamo sentire subito cosa dice, su questo Sin, il sottosegretario 5S del Ministero della transizione ecologica, l’On. Fontana, senza attendere la convocazione di un’assemblea generale dei 5S all’Onu, magari presieduta da Grillo. Ci dia un bel segnale di concretezza, oggi, dopo aver dichiarato di appoggiare il programma del candidato a sindaco del Pd, dimostrando di conoscere, almeno, dove si trova il casello autostradale di Frosinone. Anzi, una volta che si trova in zona, dia uno sguardo a quella montagna artificiale di 650.000 tonnellate di rifiuti della discarica Le Lame, scoprendo che è stata alimentata proprio dalle giunte comunali e provinciali guidate dal PD una ventina di anni fa. Per lei sarà una sorpresa sconvolgente. Per noi di Frosinone, invece, ringraziando della bontà d’animo quelle giunte, lo sconvolgimento e lo sconcerto durano da tempo”. Anche il sindaco di Patrica, Lucio Fiordalisio amareggiato dalla notizia proveniente dalla Regione Lazio aveva commentato: “conseguenza naturale di gestione fallimentare”. Il primo cittadino di Patrica, da sempre impegnato nella lotta ambientale di un territorio offeso dal punto di vista ambientale, aveva già preso da tempo le distanze dal presidente della Regione e dai consiglieri regionali Buschini e Battisti. La manifestazione organizzata a Patrica qualche anno fa era divenuta l’apripista al susseguirsi di clamorosi autogol su Sin e Piano Rifiuti. Queste le parole del sindaco Fiordalisio: “Il Caso Catalent ha guastato la festa ai Zingaretti Boys che tra una figuraccia e l’altra stavano cercando di arrivare a stenti alla campagna elettorale. E dire che noi Sindaci, in passato, avevamo lanciato l’allarme durante un incontro in Provincia dove chiedevamo con sollecitudine procedimenti più snelli al fine di evitare il collasso dello sviluppo economico e la migrazione degli investitori a scegliere lidi migliori. Inascoltati. Come sempre. Sono serviti nove anni per accorgersi che qualcosa non andava, nel frattempo i danni sotto ogni punto di vista, ambientale, sanitario ed economico sono enormi. Questo è l’ultimo atto che sancisce la fine del Governo Zingaretti. I cittadini della Valle del Sacco non dimenticano.” I cittadini della Valle del Sacco non dimenticano. Anna Ammanniti
