Focus – Epatite anomala infetta bambini, 4 casi sospetti in Italia. C’è relazione con il Covid?

Sara Pacitto
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Si parla di casi sospetti perché ancora non si capisce quale sia l’agente patogeno che provochi questa anomala epatite acuta pediatrica. In Italia sono quattro i bambini che presentano i sintomi: i pazienti hanno meno di 10 anni e tutti sono ricoverati in centri per la cura delle malattie del fegato.

Lo scorso 15 Aprile l’Organizzazione Mondiale della Sanità avvertiva di 10 casi di “epatite acuta grave” nella Scozia centrale, qualche giorno se ne sono aggiunti altri 74. La Gran Bretagna lancia l’allarme e denuncia “una forma aggressiva della patologia”. I numeri in aumento preoccupano parecchio: 70 casi in Inghilterra, altri continuano ad essere segnalati in Spagna, Danimarca, Paesi Bassi, con 6 trapianti effettuati. Dagli USA segnalano 9 casi. Si sospetta che la patologia possa essere virale ma è necessario del tempo, per fare analisi, raccogli dati, per capire se l’incidenza sia maggiore rispetto agli anni passati oppure possa esserci un collegamento tra tutti gli infettati. Un altro interrogativo si pone sulla possibilità che questa epatite anomala possa essere in qualche modo collegata con il Covid. L’autorevole parere del dr. Giuseppe Indolfi, epatologo del Meyer di Firenze e consulente dell’OMS per le epatite virali «Se guardiamo ai primi pazienti, sappiamo che alcuni avevano il Covid, ma in questo momento la circolazione del Covid è altissima per cui è facile trovare pazienti contagiati e con patologie diverse». Il dr. Giuseppe Maggiore, direttore di Epato-Gastroenterologia e Trapianti di fegato al Bambino Gesù di Roma «Il covid potrebbe essere l’indiziato numero uno ma è ancora troppo presto per tracciare un bilancio e fare delle valutazioni precise. Potrebbe trattarsi anche di una sostanza tossica». Ricordiamo che l’agente patogeno di questa epatite anomala particolarmente aggressiva non è ancora stato individuato, per cui manca il marcatore che permetta di riconoscerla con certezza, si sta andando per esclusione: la malattia viene inserita nel gruppo delle cosiddette “non A-non E”, ovvero non compresa nelle forme più diffuse e meglio conosciute. I sintomi includono diarrea ed ittero. Attivata una rete di informazione tra i reparti di tutta la penisola, anche il Ministero della Salute ha chiesto di essere informato su eventuali casi ed ha consultato le banche dati internazionali sulla diffusione delle malattie infettive. Sara Pacitto
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