Il boss e il terrorista che misero a ferro e fuoco Frosinone. Luigi Moccia, il boss arrestato oggi dai Carabinieri del Ros e dal Gico della Guardia di Finanza, nell’ambito di un’operazione che ha visto eseguire 57 ordinanze di custodia cautelare richieste dalla procura di Napoli, viene ricordato così nel Frusinate.
Sono le 13.56 del 4 ottobre del 1981 quando una donna entra nel carcere di Frosinone. Con altri tre armati di pistola. Con la scusa di depositare dei soldi per un recluso, la donna riesce a immobilizzare il primo agente di custodia. Il commando in dieci minuti blocca otto agenti e tre donne in attesa del colloquio. Mentre una persona tiene sotto tiro gli agenti, gli altri arrivano fino al cortile dove i carcerati prendono l’ora d’aria. È lì che vengono trovati i due uomini da liberare. Un “politico” e un “comune” come si diceva allora. Sono Cesare Battisti, da quattro mesi nel carcere di Frosinone, allora posizionato in piazza Risorgimento, e un boss della camorra. Prima di uscire dal carcere (e poi dirigersi verso l’Abruzzo) il commando lancia una bottiglia incendiaria che non esplode. Fuori ad attenderli altre due persone. Inizialmente le indagini si dirigono verso i familiari degli evasi, poi prende corpo la pista del terrorismo. Nel marzo del 1982 a Frosinone si tiene nei confronti di dieci persone il processo a chi partecipò, organizzò o favorì l’evasione. A conclusione del dibattimento il presidente della Corte Fausto Zapparoli (giudici a latere Rodolfo Messina e Giovanni Ferri) e con il pm Paolino Dell’Anno, condannarono tutti compresi Moccia e Battisti a cinque anni di reclusione. A:N
