Ad Anzio una ragazza di 13 anni, è stata presa a calci e pugni in faccia a scuola, dai compagni di classe.
Tre ragazze e un ragazzo hanno circondato la compagna e l’hanno pestata a sangue. Si indaga sul movente razzista. È successo nella palestra della scuola media Falcone, durante l’ora di educazione fisica. Quattro compagni l’hanno picchiata così violentemente a punto tale da spaccarle il naso, poi da perfetti vigliacchi si sono dileguati. L’insegnante in quel momento non era presente, la 13enne è stata trovata con il viso coperto di sangue. È stato il professore a verificare quanto accaduto e ad avvertire la mamma della ragazza che è poi andata dai Carabinieri. La 13enne è stata portata al pronto soccorso dell’ospedale di Anzio, dove le è stata riscontrata la frattura del setto nasale e alcune ecchimosi. Nella denuncia presentata dai genitori della minorenne, si fa riferimento all’offesa “argentina di merda” che gli aggressori avrebbero urlato alla ragazzina prima di colpirla. La giovane per molti anni ha vissuto con la famiglia in Sudamerica e solo di recente è tornata in Italia. I quattro si sono poi dileguati. Sembrerebbe che i quattro bulli abbiano preso di mira la ragazza fin dall’inizio dell’anno, probabilmente perché è straniera, fino a quando la loro violenza è sfociata nell’assurdo episodio di ieri. Il bullo nasce in famiglia, non importa se sia un nucleo benestante o modesto, non è questo che inculca i sani principi di vita ed insegna al rispetto dell’altro. Il bullo è il prodotto di un una famiglia senza valori, diciamolo pure ad alta voce. Nasce in quelle famiglie in cui lo straniero viene visto come diverso, dove gli stessi atteggiamenti discriminatori dei genitori vengono passati ai figli come fosse un’eredità ‘buona’ da tramandare da generazione in generazione. E non solo sul razzismo, sul rispetto generale della società. Quante volte si è venuti a conoscenza di un fatto di bullismo e scoprire nel 99% dei casi che sono giovani che non hanno una famiglia dietro, un pilastro che li sorregge e li educa? Una famiglia che esiste solo sull’attestato comunale, ma è assente, in ogni senso. La società deve darsi da fare e denunciare agli enti preposti quando si imbatte nel bullo, perché lui va rieducato (un bullo a 13 anni nella totalità dei casi è uno scapestrato in età adulta) e la famiglia va rimessa sul binario della retta via. I figli vanno seguiti e questo non significa comprare loro l’ultimo iPhone per farli contenti e stare “buoni”, nel frattempo che i genitori si fanno i “fatti loro”. I figli hanno bisogno di affetto e non delle scarpe all’ultima moda. Riflettete. Anna Ammanniti
