Il dottor Giuseppe De Donno si è tolto la vita il 27 luglio 2021, sicuramente a causa della forte delusione accusata dopo che le sua cura con il plasma iperimmune, applicata in campo con risultati straordinari, oltre ad essere ignorata dal panorama medico-scientifico veniva anche rigettata con forza. Il corpo senza vita del medico venne rinvenuto presso la sua abitazione a Curtatone, alle porte di Mantova. Aveva 54 anni.
Primario di Pneumologia all’ospedale “Carlo Poma” di Mantova, il dottor De Donno aveva dovuto l’intuizione di utilizzare il plasma ottenuto dal sangue dei pazienti convalescenti, ormai in via di guarigione, per trattare i malati con forme gravi di Covid, affinché se ne stimolasse la risposta del sistema immunitario. Il medico sosteneva di essere riuscito a curare il 90% dei pazienti trattati, sollevando l’attenzione dei media che riportarono risultati, con effetti e numeri alla mano, le testimonianze dei guariti ed i costi bassissimi del plasma iperimmune. Una cura definita “un’arma magica contro il virus”. In risposta, De Donno, che da subito si era definito «un medico di campagna e non un azionista di Big Pharma», aveva subito violenti attacchi dal “sistema”, come se il dottore, con la sua cura efficace, minasse l’immagine del vaccino quale unica arma contro il Covid-19. O forse, più semplicemente, minava gli incassi miliardari delle aziende farmaceutiche? Il professore aveva anche sollecitato le strutture ospedaliere ed i governatori delle rispettive Regioni a creare delle banche del sangue. De Donno non si è mai arrogato la scoperta ed il successo della plasmoterapia. In seguito ai suoi risultati, però, capofila per la sperimentazione della cura era stato scelto l’ospedale di Pisa. A seguito di ciò, dopo una vita trascorsa in corsia, il dottore aveva deciso di lasciare definitivamente il suo incarico presso l’Ospedale di Mantova per diventare medico di base a Porto Mantovano. Dopo un mese circa, il gesto estremo: la sperimentazione affidata ad un altro team, la cura poco considerata, le dimissioni, il suicidio, il silenzio totale. In questi ultimi giorni lo studio finanziato dal Dipartimento di Difesa Americano, pubblicato sul The New England Journal of Medicine, ha riconosciuto l’importanza della cura di De Donno, una posizione condivisa anche dal NIH, National Institutes of Health, l’agenzia governativa che si occupa di ricerca in ambito sanitario. «Tra i partecipanti, pazienti affetti da Covid-19, la maggior parte dei quali non vaccinati, la somministrazione di plasma convalescente entro 9 giorni dall’insorgenza dei sintomi ha ridotto il rischio di progressione della malattia che porta al ricovero in ospedale». Inoltre, sempre secondo la ricerca, rispetto al costo elevato ed ai lunghi tempi di produzione dei monoclonali, «il plasma iperimmune non ha limiti di brevetto ed è poco costoso perché molti singoli donatori possono fornire più unità». Ricordiamo che l’AIFA, Agenzia Italiana del Farmaco, non ha mai ufficialmente approvato la cura, tutta italiana, a base di trasfusioni di plasma. Adesso lo ha fatto l’America. Che la notizia possa arrivare anche al dottor Giuseppe De Donno, affinché abbia la sua soddisfazione. Sara Pacitto
