Ragazzina di tredici anni residente a Morolo annegata nella piscina di una Albergo a Sperlonga, tutti i consulenti tecnici che sono stati ascoltati ieri nell’udienza che si è tenuta presso il tribunale di Latina sono stati concordi nel sostenere la mancanza di sicurezza dell’impianto.
Sotto processo come si ricorderà sono finiti per l’ipotesi di reato di omicidio colposo, il legale rappresentante della società che gestisce l’hotel, l’ex proprietario della struttura ed il costruttore che aveva realizzato l’impianto di aspirazione. Secondo i consulenti incaricati dalla procura di effettuare una perizia la mancata conformità dell’impianto ha fatto si che non si bloccasse il pompaggio che avrebbe dovuto essere automatico. Questo il motivo che avrebbe spinto e trattenuta nel fondo della piscina Sara Francesca Basso, la piccola vittima. A questo da aggiungere che i periti hanno rilevato che un solo tubo di aspirazione non è conforme alla legge. Praticamente se ci fossero state due pompe di aspirazione della vasca idromassaggio, il blocco di una non avrebbe fatto verificare l’evento perché l’aspirazione avveniva tramite l’altra forza che ha trattenuto la 13enne sul fondo che sarebbe stata di 480 chili. L’evento che ha determinato il decesso di Sara è scaturito da questo abnorme potere di aspirazione dello scarico di fondo della piscina. Tra l’altro le norme vigenti vietano il contemporaneo uso di piscina e idromassaggio. Prossima udienza il primo giugno per sentire e il medico legale del pubblico ministero e i consulenti di parte civile. La famiglia di Sara Francesca Basso è rappresentata dagli avvocati Calogero Nobile e Maria Minotti. Mar.Ming.
