I 500mila euro spariti dalle casse del monastero di Montecassino non sarebbero appartenuti alla Diocesi e quindi dello Stato ma alla comunità monastica e quindi prelevarli sarebbe stato un diritto dell’allora abate dom Pietro Vittorelli.
L’alto prelato nel 2015 è finito al centro di una delicata indagine della Guardia di Finanza e conseguentemente coinvolto in uno scandalo sessuale senza precedenti. Per mesi la storia del millenario monastero fondato da San Benedetto da Norcia e situato nel sud della provincia di Frosinone, a Cassino, è passata in secondo piano. Ieri pomeriggio l’ex abate ed il fratello Massimo Vittorelli (il primo accusato di appropriazione indebita ed il secondo di riciclaggio difeso dall’avvocato Mattia La Marra) hanno fornito la loro versione ai giudici della X sezione del Tribunale di Roma. L’ex vescovo di Montecassino, difeso dagli avvocati Sandro Salera e Antonio Bartolo ha spiegato che “quel denaro apparteneva ai monaci e non alla Diocesi e quindi io come abate avevo pieno diritto ad utilizzarlo. Era la mia carità personale”. La sentenza è prevista per il 6 dicembre 2022. A.N.
