FOCUS – Cosa fare in caso di incidente nucleare? Arriva il piano del Governo italiano

Anna Ammanniti
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In seguito agli sviluppi della guerra in Ucraina, il Governo italiano ha aggiornato il Piano nazionale per la gestione delle emergenze radiologiche e nucleari, firmato dal capo della Protezione civile Fabrizio Curcio.

C’è paura per l’esplosione delle centrali nucleari presenti in Ucraina e in tutta Europa, compresa l’Italia è scattata la corsa all’acquisto di medicinali di iodio, ma come previsto nel Piano nazionale, oltre ad essere indicate tutte le misure preventive dirette ed indirette da prendere in caso di disastro nucleare, in caso di reale emergenza sarà proprio la Protezione Civile ad effettuare l’intervento di profilassi iodica su base farmacologica per l’intera popolazione. I provvedimenti di intervento sono articolati in 3 fasi che coincidono con l’evolversi dello stato di emergenza: riparo al chiuso; iodoprofilassi per ridurre l’assorbimento di iodio radioattivo in particolare per le classi di età 0-17 anni, 18-40 anni e per le donne in stato di gravidanza e allattamento considerati gruppi sensibili; restrizioni alla produzione, commercializzazione e consumo di alimenti di origine vegetale e animale, misure a protezione del patrimonio agricolo e zootecnico, e monitoraggio della radioattività nell’ambientale e delle derrate alimentari. In Europa sono 107 i reattori nucleari attivi in tredici paesi. Non ci sono impianti in Italia ed entro i 200 chilometri ci sono solo alcuni impianti in Slovenia, Svizzera e Francia. Solo in caso di incidenti in questi reattori scatterebbe il piano d’emergenza più stringente. Il Piano tiene conto della distanza della centrale nucleare dal territorio italiano: entro i 200 km dai confini, tra i 200 e i 1.000 km dai confini, in territorio extraeuropeo. Entro i 200 km: se la sorgente delle radiazioni dovesse essere così vicina scatterebbe l’invito alla popolazione a chiudersi a casa (non oltre i due giorni) e la iodioprofilassi per ragazzi, giovani adulti e donne incinte e il blocco del traffico. Tra i 200 e i 1000 km: si tratta di una distanza indicativa variabile a seconda delle condizioni meteo, venti e precipitazioni. In questo caso sono previsti interventi indiretti sul territorio, controlli su verdura a foglia larga e frutta, latte, sulla filiera agroalimentare e sulle importazioni dall’estero. Oltre i 1000 km: nei casi di impianti così lontani gli interventi si limiterebbero ai controlli sui prodotti in arrivo dall’estero e sul rientro in sicurezza di cittadini italiani che dovessero essere stati esposti alle radiazioni. Anna Ammanniti  
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