Anagni – La storia di una donna, ex detenuta in cerca di riscatto costretta a dormire dove capita

Anna Ammanniti
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La chiameremo Cristina, è una donna che da qualche mese è uscita dal carcere, ma ancora non si sente pronta per affrontare a “viso aperto” la società, nella speranza che sia meglio nascondere il suo passato in vista di una più rapida reintegrazione.

Anagni però è una piccola città, dove tutti conoscono tutti ed è difficile scappare dal pregiudizio. Senza polemizzare se sia giusto o sbagliato giudicare Cristina, lei chiede una seconda possibilità. Dopo tre anni di reclusione presso la casa circondariale di Rebibbia, Cristina ha maturato la consapevolezza di un percorso di vita diverso, un percorso fatto di legalità e di lavoro onesto. Vivere in carcere con gente che ha commesso i crimini più svariati, essere picchiata dalle altre detenute fino ad avere un rene danneggiato, le ha fatto capire che una vita onesta è sicuramente una vita più felice. All’interno del carcere ha effettuato un percorso con le assistenti sociali e ha lavorato, una volta uscita dalla casa circondariale ha però avvertito il peso e le difficoltà di un reinserimento nella società. “Ho riflettuto molto su cosa fare una volta uscita dal carcere, continuare a vivere come prima oppure no. Ora sono circondata da persone che mi vogliono bene e che desiderano che io non sbagli più. Non si avanti come facevo prima nella mia vita precedente, quelli erano soldi maledetti! Il mio percorso in carcere, dove ho lavorato, mi ha fatto capire il significato di guadagnare i soldi … sudando. “ Cristina ha scontato tutta la sua pena in carcere e ha grande desiderio di vivere la sua nuova vita. Ha pagato con la reclusione i suoi errori e ha intenzione di ricominciare daccapo. Percepisce come legge prevede il reddito di cittadinanza a cui rinuncerebbe volentieri in cambio di un lavoro e cerca una casa in affitto. Andrebbe bene anche fuori Anagni, nei paesi limitrofi, purtroppo nessuno è disposto a darle un appartamento in affitto a causa della sua vita precedente. Papa Francesco ripete spesso “tendere la mano è un segno: un segno che richiama immediatamente alla prossimità, alla solidarietà, all’amore”. Anna Ammanniti
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