La corte di Appello ha revocato l’interdizione dai pubblici uffici a Franco Fiorito. Quindi l’ex sindaco di Anagni è stato riabilitato.
L’uomo potrà tornare di nuovo a votare e soprattutto se vorrà potrà ritornare a militare nella politica. Quando i giudici della Cassazione si sono pronunciati sulla sua condanna, gli hanno ridotto la pena perché hanno riconosciuto che c’era stato un errore. Nello specifico l’ex capogruppo del PDL era stato assolto per un capo di imputazione. A seguito di tale decisione i magistrati della Corte Suprema hanno rideterminato la pena portandola sotto ai tre anni. In questo modo però l’interdizione perpetua dai pubblici uffici decade. La corte di Appello riconoscendo che la Cassazione nonostante la riduzione di pena non aveva correttamente applicato la norma che disciplina la durata massima dell’interdizione dei pubblici uffici, ha corretto la sentenza ed applicato la norma giusta disponendo l’estinzione della misura accessoria, vale a dire l’interdizione dai pubblici uffici. Franco Fiorito, che doveva rispondere di peculato era stato condannato a due anni e undici mesi di reclusione. In primo grado i giudici del tribunale lo avevano condannato a tre anni e quattro mesi, pena ridotta in Appello. I magistrati della Corte Suprema hanno tolto un capo di imputazione riguardante il possesso di una carta prepagata dove erano stati depositati 50 mila euro. A portare Franco Fiorito alla sbarra i suoi stipendi stratosferici. L’ex esponente politico, infatti, secondo le accuse, percepiva ben tre indennità: oltre a quella di Consigliere Regionale aveva diritto anche a quella di Capogruppo e di Presidente della Commissione Bilancio. Interrogato dagli inquirenti l’ex primo cittadino di Anagni aveva dichiarato che la tripla indennità faceva parte di un accordo politico, noto a tutti e raggiunto anche con gli altri partiti. Circostanza che era stata confermata davanti ai giudici capitolini dall’allora segretario generale. Secondo il pubblico ministero che aveva chiesto sei anni di reclusione, Franco Fiorito si sarebbe appropriato di un milione e trecentomila euro dai fondi assegnati al gruppo politico negli anni che vanno dal 2010 al 2012. Senza considerare i soldi che sarebbe stati inviati all’estero. Ma nel corso del processo la posizione dell’ex politico si è notevolmente alleggerita. Sono stati proprio gli avvocati difensori Enrico Pavia e Pietro Polidori ad evidenziare l’errore commesso dalla Cassazione. Errore che è stato subito corretto e che ha portato Fiorito alla sua riabilitazione. (Foto di repertorio) Marina Mingarelli
