(di Anna Ammanniti) Nell’ultimo aggiornamento del report esteso dell’Istituto Superiore di Sanità sull’epidemia di Coronavirus in Italia (clicca qui Bollettino-sorveglianza-integrata-COVID-19_5-gennaio-2022) emerge che il rischio di finire in terapia intensiva per i No Vax è 25,7 volte maggiore rispetto a chi ha 3 dosi. Inoltre il rischio di morte è 26,2 volte più alto per i non vaccinati rispetto a chi ha ricevuto la dose booster o la terza dose. Nei soggetti vaccinati con dose aggiuntiva, l’efficacia nel prevenire la diagnosi e i casi di malattia severa è pari rispettivamente al 75% e al 97,8%.
Tabella 4
Si registra una evidente “riduzione del rischio” di contrarre la malattia “rispetto ai non vaccinati”, con percentuali consistenti, pari a 77,6% entro 90 giorni dal completamento del ciclo vaccinale, 64,5% tra i 91 e 120 giorni, e 41,6% oltre 120 giorni dal completamento del ciclo vaccinale. Ma molto più interessanti sono i dati sull’efficacia del vaccino nell’evitare sintomi severi della malattia. In tal caso si mostra una efficacia del 95,7% nei vaccinati con ciclo completo da meno di 90 giorni, 93% nei vaccinati con ciclo completo da 91 e 120 giorni, e 88,8% nei vaccinati che hanno completato il ciclo vaccinale da oltre 120 giorni. Inoltre la dose “booster” permette di alzare la percentuale di contrarre la malattia al 75% e l’efficacia nel prevenire sintomi severi sale addirittura al 97,8%. Di conseguenza a ciclo completo vi è una elevatissima protezione rispetto a che non ha avuto la possibilità di accedere alla vaccinazione. Il documento dedica un ampio capitolo nel descrivere l’Impatto delle vaccinazioni nel prevenire nuove infezioni, infezioni gravi e decessi. Al 5 gennaio 2022 la copertura vaccinale della popolazione con più di 5 anni è pari a 80,7%. La dose booster è stata somministrata al 37,4% della medesima popolazione. Tali dati non sono uniformi per fascia d’età.
Classe età Facendo riferimento all’intera popolazione sottoposta alla vaccinazione, si desume che in non vaccinati sono il 12,33%. Tra i vaccinati si distinguono i diversi gradi di completamento del ciclo vaccinale (ciclo incompleto ossia una sola dose, ciclo completo con due dosi distinguendo più o meno di 120 giorni dal completamento del ciclo e infine ciclo completo con booster).
Tabella 5I dati sugli effetti della vaccinazione sono eclatanti, anche in questo caso l’Istituto Superiore di Sanità distingue per fascia di età.
Appare subito quello che i ricercatori ISS hanno definito “effetto paradosso”, ossia se si guardano i numeri assoluti si trova come vi siano più vaccinati in tutti i gruppi, rispetto ai non vaccinati. Ma tale situazione è inevitabile, se si ricorda che il tasso di vaccinazione dell’80%. Se si riportano i dati alla numerosità della categoria le cose cambiano radicalmente e l’incidenza della malattia si riduce drasticamente.Nella tabella successiva si riporta la percentuale di incidenza di contagio, ospedalizzazione, terapia intensiva e decesso per le varie tipologie di cittadini, in base al livello di vaccinazione effettuato.
Rispetto a un non vaccinato l’incidenza di ammalarsi, ricoverarsi, subire terapia intensiva o morire, calano drasticamente. In numeri:
Tale tabella ci dice, ad esempio, che chi ha fatto il boosterha il 25,92% di incidenza della affezione rispetto a chi non è vaccinato, ma l’incidenza di sintomi gravi scendono al 5% circa rispetto alla stessa evenienza per i non vaccinati. L’incidenza della TI si attesta al 3% circa rispetto ai non vaccinati, e la mortalità a meno del 6% rispetto ai non vaccinati. Leggendo quindi i dati in modo relativo, l’effetto paradosso scompare e si mostrano tutti i vantaggi di una copertura vaccinale. I dati sono resi graficamente dall’Istituto Superiore di Sanità utilizzando incidenza per 100’00 abitanti dei livelli di severità della malattia sui vari gruppi di soggetti in base al livello di completamento del ciclo vaccinale.
Tabella 18
Tale tabella ci dice, ad esempio, che chi ha fatto il booster ha il 25,92% di incidenza della affezione rispetto a chi non è vaccinato, ma l’incidenza di sintomi gravi scendono al 5% circa rispetto alla stessa evenienza per i non vaccinati. L’incidenza della TI si attesta al 3% circa rispetto ai non vaccinati, e la mortalità a meno del 6% rispetto ai non vaccinati. Leggendo quindi i dati in modo relativo, l’effetto paradosso scompare e si mostrano tutti i vantaggi di una copertura vaccinale. I dati sono resi graficamente dall’Istituto Superiore di Sanità utilizzando incidenza per 100’00 abitanti dei livelli di severità della malattia sui vari gruppi di soggetti in base al livello di completamento del ciclo vaccinale. La barra rossa evidenzia come gli effetti della malattia nei sui vari livelli di severità (contagio, ospedalizzazione, terapia intensiva e morte), son particolarmente gravi sulla popolazione non vaccinata, mentre sui vaccinati si assiste a una discreta riduzione dell’incidenza della morbilità ossia vi è una discreta riduzione dell’incidenza del contagio. Ma i vantaggi più evidenti sono sulle manifestazioni severe della malattia con radicale riduzione delle percentuali di incidenza di ospedalizzazione, terapia intensiva e morte, nei soggetti vaccinati, in tutte le fasi del ciclo vaccinale, con maggiori vantaggi nelle fasi complete.
Anna Ammanniti