FOCUS – Il Covid oscura il cenone di Capodanno, ondata di disdette, prolifereranno le feste abusive?

Anna Ammanniti
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(di Anna Ammanniti) Con l’impennata dei contagi fioccano disdette per il cenone di Capodanno. Per la Fipe Confcommercio le cancellazioni dei cenoni si aggirano in media tra il 25 e il 30% e per questo chiede al Governo di dispensare misure urgenti come ad esempio le proroghe delle moratorie bancarie e della cassa Integrazione.

“Rispetto alle chiusure imposte per legge lo scorso anno, il prossimo Capodanno vedrà nuovamente la ristorazione accogliere la clientela nei propri locali, e questo è certamente un fattore di fondamentale importanza. Tuttavia le aspettative per una serata, attesa a lungo e nel segno della ripresa, rischiano di rimanere disattese per i 70.000 ristoranti che apriranno le porte a chi vorrà celebrare l’arrivo del 2022 con una cena fuori casa. Che ci fosse una flessione rispetto al 2019 era previsto anche perché sapevamo di dover fare a meno di una larga fetta di turisti stranieri, ma qui siamo di fronte a un quadro inaspettato fino solo a pochi giorni fa. Ci sono locali che in 3 giorni hanno visto disdire la maggior parte delle prenotazioni, senza riuscire a rimpiazzarle. Questo significa che il mese di dicembre, il più importante dell’anno che da solo vale il 10% del fatturato dei ristoranti, è in buona parte compromesso e si aggiunge ad un periodo prolungato di crisi che stava finalmente vedendo una via di uscita.” I dati raccolti dall’Ufficio Studi di Fipe-Confcommercio prima di Natale erano incoraggianti, con 4 milioni di italiani pronti a festeggiare l’ultimo dell’anno nei ristoranti aperti. “Per favorire questa ripresa, i ristoratori avevano previsto una riduzione dei prezzi rispetto a due anni fa: 78 euro in media per il cenone rispetto agli 80 del 2019, mentre per cena e brindisi di mezzanotte con sottofondo musicale il calo era più evidente, 90 euro contro 105. In virtù di questi numeri la spesa totale prevista si sarebbe attestata intorno ai 325 milioni di euro, a fronte dei 445 milioni spesi due anni fa. Con il dilagare della nuova variante Omicron a questi numeri oggi andrebbe fatta un’ulteriore tara tra il 25 e 30%”. Per la Confederazione Italiana Agricoltori “Capodanno a picco” con l’aumento dei contagi, si conta un 40% delle disdette. “In 10 giorni ogni struttura andrà sotto, in media, di circa 25 mila euro tra pernotti e pasti. Si punta sulla consegna a domicilio. Effetto domino della nuova variante anche sugli agriturismi, ormai parte integrante della filiera turistica Made in Italy, piegata da un’escalation di criticità per l’aumento dei contagi che hanno imposto ulteriori restrizioni. La ricettività del mondo agricolo, infatti, conta già oltre il 40% delle disdette tra Natale e l’Epifania.  Sotto l’ondata Omicron, si teme adesso una ripartenza lontana e sempre più in salita. Attese e ottimismo vacillano anche nelle 24 mila strutture agrituristiche d’Italia che nelle festività natalizie avevano riposto non poche speranze come occasione di ripresa per il comporta della ristorazione e dell’ospitalità. Invece, con oltre 50 mila casi al giorno, 6 mila voli cancellati anche per contagi tra gli equipaggi e 2 milioni di italiani in quarantena, sfumano via via 25 milioni di partenze programmate solo pochi mesi fa. Dati oggettivi e timori, sottolinea Cia, hanno chiaramente spinto famiglie, coppie e comitive a rivedere i programmi per le feste. Inoltre, tanti rientri imprevisti causa contagi, lunghe file per i tamponi e, quindi, cambi di meta, ma anche arrivi dall’estero annullati, hanno finito non solo per incidere pesantemente sui pernotti, ma anche su pranzi e cene fuori casa, anche nelle vicinanze. L’isolamento per chi è entrato in contatto con positivi, sta sgretolando in queste ore, la convivialità pianificata per la notte di San Silvestro che, vietate le piazze e le feste nei locali, si pensava salva in ristoranti e agriturismi.” Un numero crescente di italiani sta ripensando i programmi iniziali magari organizzando una vacanza di prossimità a chilometri zero soprattutto nei piccoli borghi dove l’ospitalità e la ristorazione è garantita da 25060 agriturismi, nonostante l’emergenza Covid abbia praticamente dimezzato il fatturato (-49%) che è sceso a 802 milioni di euro nell’anno della pandemia. E’ quanto emerge da una analisi della Coldiretti sulla base degli ultimi dati Istat sulle aziende agrituristiche in Italia che evidenziano la presenza di strutture in ben 4.979 comuni, quasi 2 su tre (63%) presenti sul territorio nazionale. Gli agriturismi spesso situati in zone isolate della montagna o della campagna in strutture familiari con un numero contenuto di posti letto e a tavola e con ampi spazi all’aperto, sono forse i luoghi dove è più facile garantire il rispetto delle misure di sicurezza per difendersi dal contagio fuori dalle mura domestiche. Nonostante questo si segnalano disdette per l’ospitalità a Capodanno a causa dell’avanzare della nuova ondata della pandemia che ha coinvolto un numero crescente di famiglie che sono state costrette a rinunciare alle vacanze. Con le disdette del cenone di Capodanno e lo stop decretato dal Governo alle discoteche, ai locali da ballo e alle feste fino al 31 dicembre c’è rischio di un ritorno all’abusivismo. Secondo Fipe-Confcommercio, la scelta del Governo ha vanificato acquisti di merce, assunzioni di personale e artisti scritturati. Oltre al danno economico, la beffa di dover assistere impotenti la notte del 31 a feste in case private o in locali abusivi. La misura è colma”. Si tornerà a favorire l’abusivismo e a ballare ovunque tranne dove c’è una licenza che lo permette? Vedremo. Anna Ammanniti
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