Focus – Vaccinazione pediatrica: i dubbi sulla somministrazione ai bambini 5 / 11anni

Sara Pacitto
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Dopo il via libera dell’AIFA, Agenzia Italiana del Farmaco, alla somministrazione del vaccino antiCovid ai bambini tra i 5 e gli 11 anni, le prenotazioni per i minori residenti nel Lazio sono partite già nella giornata di ieri, lunedì 13 dicembre. Domani, mercoledì 15, si terrà il primo open day pediatrico presso l’ospedale Spallanzani di Roma. Nello stesso giorno, lo scorso anno, si teneva il primo “vax day” dedicato agli operatori sanitari, che aprì ufficialmente la campagna vaccinale contro il Covid in Italia.

Sono circa 300mila i bambini nel Lazio che potranno essere vaccinati, non solo allo Spallanzani ma anche in altre 14 strutture della regione. Dal prossimo giovedì le inoculazioni verranno effettuate anche in altri 78 hub vaccinali su tutto il territorio. «Fidiamoci dei nostri pediatri, non è una materia da bar, da talk show, neanche da social network, come purtroppo troppo spesso avviene», così il Ministro della Salute Roberto Speranza, che aggiunge «È una materia delicata su cui bisogna fidarsi di chi ha dedicato un’intera vita ai nostri figli». Speranza conclude «Io vaccinerò i miei figli contro il Covid-19» ed infine precisa che i bambini sotto i 12 anni sono esenti dal Green Pass «Il decreto legge stabilisce con chiarezza che i bambini sotto i 12 anni sono esentati dalla certificazione verde Covid-19 per accedere alle attività e servizi per i quali nel nostro Paese è necessario il Green Pass». E proprio perché “la materia” è particolarmente delicata, relativamente alla delicata “scelta” di estendere la vaccinazione anche ai bambini è doveroso riportare quanto sosteneva il dr. Francesco Vaia, Direttore Sanitario dell’ospedale Spallanzani di Roma, l’Istituto Nazionale per le Malattie Infettive, poco più di un mese fa, precisamente l’8 novembre, quando la vaccinazione pediatrica era al vaglio dell’AIFA, l’Agenzia non si era ancora espressa in merito «Sui bambini sani non vedo la necessità. La solidarietà sociale da chi ha meno di 12 anni rasenta l’ideologia e il fanatismo. Il punto è sempre il calcolo tra rischi e benefici: qualsiasi farmaco può dare effetti collaterali, la strategia corretta è evitare il rischio quando, anche se basso, non è indispensabile. Se un bambino ha già di suo delle altre patologie gravi, conviene vaccinarlo, per proteggerlo da un virus che, associato ad altre malattie, può rivelarsi grave. Se invece è sano, non vedo necessità di vaccinarlo. I bambini hanno una vita sociale meno intensa degli adulti, frequentano poco o affatto i mezzi pubblici, stanno per lo più in ambienti protetti dove tutti sono vaccinati, come le scuole. Si dice che i piccoli si contagiano e contagiano anche gli altri ma analizzando i dati non si può dire che al momento la loro incidenza sul propagarsi del virus sia forte. Vaccinare i bambini per proteggere gli anziani? La solidarietà sociale da chi ha meno di dodici anni rasenta l’ideologia e il fanatismo. Il vaccino non va fatto ai bambini per impedirgli di contagiare gli adulti, ma solo se sono fragili di loro». Lo ripetiamo, quanto riportato veniva dichiarato il mese scorso in un’intervista a Libero dal dr. Francesco Vaia, Direttore Sanitario dello Spallanzani di Roma, lo stesso Istituto in cui domani avranno inizio le vaccinazioni pediatriche. Per non sbagliare concludiamo con le parole di Roberto Speranza, Ministro della Salute «È una materia delicata», per cui molti non si affideranno ai pediatri, che sicuramente avranno anche “dedicato un’intera vita ai nostri figli” ma, senza nulla togliere, vuoi mettere la spontanea posizione di un medico dell’Istituto Nazionale per le Malattie Infettive, da sempre in prima linea nella lotta al Covid? Sara Pacitto

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