(di Anna Ammanniti) Nelle ultime due settimane sono cresciuti ancora i pazienti No vax in terapia intensiva: +32%. Calano invece del 33% i pazienti ricoverati vaccinati. Non ci sono ricoverati gravi tra chi ha completato il ciclo vaccinale da meno di 4 mesi. Sono i dati forniti dagli ospedali sentinella Fiaso, Federazione Aziende Sanitarie e Ospedaliere. Nell’ultima settimana i ricoveri da Covid segano complessivamente +10,1%. Età media dei ricoverati, 75 anni tra i vaccinati e 64 anni tra i non vaccinati.

In totale sono 97 i ricoverati nelle terapie intensive dei 16 ospedali sentinella Fiaso, con un incremento del 2% rispetto a una settimana fa quando erano 95.
I pazienti non vaccinati sono 77 mentre quelli vaccinati risultano 20. Da sottolineare come i vaccinati siano tutte persone che hanno completato il ciclo vaccinale da oltre 4 mesi. Si tratta, inoltre, per il 75% dei casi di soggetti affetti da gravi comorbidità e con un’età media di 69 anni. Numeri differenti, invece, per i non vaccinati. Le persone finite in Rianimazione senza aver mai avuto una dose di vaccino sono in media più giovani, 62 anni e nel 42% dei casi sono persone sane che non soffrono di altre patologie. Di rilievo anche la differenza del range di età che
fra i vaccinati è fra 47 e 85 anni e
fra i non vaccinati fra 21 e 83 anni. Inoltre secondo i dati rilevati dalla Fiaso, l’età media di chi finisce in ospedale sale a 75 anni tra i vaccinati, mentre è più bassa, pari a 64 anni, tra i non vaccinati “con uno scarto di ben 11 anni”.
Il presidente della Fiaso,
Giovanni Migliore: “
In una settimana si consolida il trend di crescita di ospedalizzazioni di pazienti non vaccinati in terapia intensiva e di contestuale riduzione dei vaccinati in gravi condizioni, si tratta di un’ulteriore conferma dell’efficacia della vaccinazione nella protezione dalle forme gravi del Covid. Abbiamo comunque scelto di analizzare la condizione dei pazienti vaccinati in rianimazione e abbiamo rilevato come siano tutti soggetti che hanno completato il ciclo vaccinale da oltre 4 mesi: questo da una parte suggerisce la buona protezione della vaccinazione nei primi mesi, dall’altra conferma una volta di più l’importanza di una anticipazione della terza dose soprattutto per gli anziani fragili. Occorre dunque accelerare sulla somministrazione della terza dose allo scadere dei 5 mesi così come disposto dal ministero della Salute”.
Nel frattempo in Italia ad oggi sono state
somministrate 100 milioni di dosi, il vaccino resta l’unica arma efficace contro un virus malefico che stravolge tutto il mondo dal gennaio 2020.
Anna Ammanniti