Servivano 600 firme per chiedere un Consiglio Comunale nel quale discutere la proposta di delibera che consentirebbe all’ente comunale di opporsi al progetto del biodigestore e 600 firme sono state raccolte su iniziativa del movimento No Biodigestore Anagni.
Le firme sono risultate tutte valide e lo scorso 24 settembre sono state depositate. Le 600 firme hanno superato anche l’esame burocratico: il Consiglio Comunale deve essere convocato entro il 24 novembre. Oggi è 21 novembre e del Consiglio richiesto dal popolo non c’è ombra, per il 25 novembre è stata convocata una seduta consiliare, non c’è però all’ordine del giorno la proposta di delibera riguardante il biodigestore, richiesta (secondo legge) dalla cittadinanza. Uno schiaffo sonoro alla democrazia, il popolo completamente snobbato dall’amministrazione comunale, eppure il sindaco aveva dichiarato ai quattro venti la sua “retromarcia” al biodigestore, invitando la cittadinanza “a partecipare e a contribuire alla decisione della strada da percorrere insieme per il progresso ambientale di Anagni”. Il Consiglio chiesto dalla cittadinanza ancora non è stato convocato e menomale che democrazia significa governo del popolo e per fortuna che in democrazia nessuno ha il potere assoluto, nessuno può imporre agli altri la propria volontà. I responsabili del movimento No Biodigestore Anagni lamentano la violazione di molteplici norme di Legge, di regolamento e di Statuto ed in genere gravi anomalie di funzionamento del Consiglio Comunale emerse fin dalla seduta del 24 giugno e sfociate nella gestione della proposta di deliberazione di iniziativa popolare. La mancata convocazione del consiglio deliberativo, l’organizzazione della seduta aperta con le slides dei privati, gli insulti sulla redazione della proposta popolare accompagnati da un improprio annuncio di emendamenti e, da ultimo, il ritardo ingiustificato nella fissazione della discussione sulla delibera firmata da 600 cittadini, sono tutti fatti contrari all’ordine democratico ed alla nostra Costituzione, che denotano il malfunzionamento dell’organo ed anche indebite ingerenze del sindaco. Anna Ammanniti
