(di Anna Ammanniti) Il prefetto Ignazio Portelli è andato via dalla provincia di Frosinone, ha lasciato un messaggio forte che è arrivato ai ciociari come un pugno nello stomaco: “… la frase che mi ripetevano sempre è che qui non c’è mafia né camorra … è una menzogna! Purtroppo la presenza criminale c’è nel silenzio generale … bisogna lavorare con animo sereno e amante della legalità … Autotrasporti e rifiuti sono un forte business … poi ci sono gli sversamenti e il malaffare. Per fare dei buoni progetti e sviluppo occorrono amministrazioni che funzionano.”
L’associazione Medici per l’Ambiente con il presidente Marzia Armida e il responsabile scientifico Teresa Petricca, partendo dalle dure frasi del prefetto Portelli redige un’attenta analisi sull’ambiente, sulla questione rifiuti e biodigestori in provincia di Frosinone. “… si può fare di più e meglio…”: la sintesi della dichiarazione del Prefetto Portelli del 4 novembre agli organi di stampa. Doloroso lo spunto di riflessione dell’Associazione Medici di Famiglia per l’Ambiente di Frosinone riguardo le infiltrazioni mafiose e camorristiche indicate dal Prefetto come sicuramente presenti nel settore dell’autotrasporto, nel trasferimento e nella gestione dei rifiuti. Un business forte. Sinergia e commistione tra gestori di rifiuti e trasportatori, che nel caso sciagurato della edificazione dei multipli biodigestori previsti nel territorio ciociaro e della valle del Sacco, destinati allo smaltimento di migliaia di tonnellate di rifiuti umidi, troverebbe, a nostro avviso, terreno fertilissimo. Una cosa è il trasporto di circa 40.000 (quarantamila) tonnellate (quantitativo medio di produzione annua della Provincia di Frosinone) di immondizia in uscita verso altri territori, ben altro il trasporto in entrata di circa 500.000(cinquecentomila) tonnellate provenienti da altri territori nazionali e destinate allo smaltimento negli impianti di biodigestione ciociari, tragicamente capienti ben oltre le necessità locali di comunità. Forse un’immensa opportunità per la criminalità. Nel nostro contesto territoriale, di cui nessuna istituzione ha potuto a tutt’oggi negare la compromissione sanitaria ma dove contestualmente si insiste sulla messa in opera dei biodigestori a peggiorare tale realtà malata, deve far riflettere la pericolosità del silenzio generale e degli articoli di stampa a pagamento cui fa riferimento il Prefetto. Articoli che hanno mistificato le parole del Vescovo di Anagni, mistificata la posizione trasparente dell’Associazione Medici Ambiente di Frosinone e Provincia inequivocabilmente contraria ai biodigestori anaerobici a fermentazione liquida delle migliaia di tonnellate di umido, con i quali la società Maestrale a Frosinone, Saxa Gres e SAF ad Anagni e Recall a Patrica, provvederanno a sommergere ed asfissiare la Ciociaria. Medici che nel silenzio più assordante degli organi preposti e aldilà dei precipui compiti sanitari si stanno facendo carico di ricercare una soluzione dignitosa e quantomeno accettabile della gestione dei rifiuti organici urbani prodotti a Frosinone e Provincia. Con pragmatismo stanno cercando di affrontare il tema della possibile risoluzione, tenendo conto di due aspetti fondamentali:
- la gestione del quantitativo corrispondente esclusivamente alla produzione reale e locale dei comuni. Se Frosinone produce 4000 tonnellate di umido, deve smaltire 4.000 e non 50.000 come da progetto dell’imprenditore privato società Maestrale; se Anagni produce 2.000 deve smaltire 2.000 e non 84.000 come da progetto di Saxa Gres e SAF; se Patrica produce 1.000, deve smaltire 1.000 e non centomila come da intento della Recall.
- la modalità dovrà bandire la biodigestione a fermentazione liquida con ampia produzione residua di rifiuti speciali destinati a discarica e stoccaggio speciale con esito tombale di quell’economia circolare, falsa propaganda dei proponenti i biodigestori di immensa portata di Frosinone, Anagni e Patrica.
