Anagni – I dati dell’inquinamento atmosferico locale inviati alla Corte d’Europa

Ettore Cesaritti
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Il dado è tratto. Alcuni degli ambientalisti tanto vituperati dai professionisti dell’inquinamento e dell’informazione di parte, hanno  preparato un corposo dossier da inviare a Bruxelles

L’iniziativa parte con la semplice presa d’atto “con l’entrata in vigore del Protocollo di Kyoto, anche l’Italia si è impegnata a contenere l’emissione di anidride carbonica”, e la constatazione che sul territorio anagnino si stia cercando di realizzare una serie di centri di logistica che, al di là dell’apparente modesto impatto, rischiano di trasformare la città dei papi in una gigantesca camera a gas. L’affermazione ripetuta a Palazzo d’Iseo “non solo accogliamo con piacere certi imprenditori, ma li invitiamo ad investire sul nostro territorio”, ad un attento esame si rivela agghiacciante. I promotori della protesta inviata a Bruxelles ricordano “già nel 1975, all’approvazione del Piano Regolatore, la regione Lazio ammoniva sullo stato della Valle del Sacco, limitando certi insediamenti e dichiarando esplicitamente le proprie riserve sulle decisioni dell’Asi. Lo stravolgimento dei piani e dell’assetto, sui quali si chiede severa verifica, probabilmente non hanno tenuto conto delle regole a suo tempo emanate”. Nella relazione si legge “Il monossido di carbonio (CO) che interferisce sull’assorbimento di ossigeno da parte dei globuli rossi, ha un effetto negativo sulla salute umana. Il particolato (PM) oltre a produrre annerimento degli edifici, riduzione della visibilità e irritazioni alle mucose degli occhi e del naso, è cancerogeno ed è quindi estremamente pericoloso per la salute umana. Le emissioni di CO2 sono generate dalle attività legate ai trasporti, dalle centrali energetiche e dai processi industriali. I trasporti, le centrali energetiche, i riscaldamenti e gli impianti di combustione industriale producono SOx e NOx. Nelle città il particolato è generato dal riscaldamento civile e domestico e soprattutto dal traffico veicolare. Infatti il veicolo origina particolato (PM10, PM2,5) non solo bruciando combustibile, ma anche dall’usura degli pneumatici, dei freni e dall’usura del manto stradale. Le emissioni di COV sono il risultato di processi di non-combustione, dell’uso di solventi e del traffico stradale. Gli impianti di combustione di attività residenziali, commerciali ed industriali e il traffico veicolare sono invece l’origine delle emissioni di CO”. Intanto sulle strade della zona industriale è caos, con veicoli in attesa di entrare nei magazzini che rendono difficoltosa la circolazione … figuriamoci con altre centinaia e migliaia di autotreni! Jackal  
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