(di Anna Ammanniti) Dopo le tragiche giornate di fuoco che hanno devastato l’area della Riserva Naturale di Monte Catillo, restano 70 ettari di cenere e si inizia a fare la conta dei danni, con una prima ipotesi di stima di circa un milione di euro.

Tre giorni di fuoco intenso, sul posto sono state impegnate numerose squadre dei
Vigili del Fuoco, è stato necessario l’impiego di
Canadair e di
elicotteri, l’intervento dei
Carabinieri e il lavoro senza sosta dei volontari della
Protezione Civile. Le fiamme hanno bruciato continuamente, a causa del fumo è stato addirittura necessario interrompere la tratta ferroviaria Roma-Tivoli-Avezzano. Il vasto rogo ha investito la sommità del Monte Catillo e si è esteso tra Marcellina e Tivoli, interessando anche il piccolo Comune di San Polo dei Cavalieri. L’incendio si è avvicinato diverse volte al centro abitato, per precauzione è stata evacuata la comunità Don Bosco con una trentina di residenti, 25 famiglie di tre palazzine e altre numerose abitazioni.
Secondo i dati rilasciati dal National Oceanic and Atmospheric Administration,
il mese di luglio è stato il più caldo mai registrato sulla Terra. Temperature molto elevate e vento hanno reso così difficile l’accesso ai soccorritori nei punti più difficili dell’area, dopo tre giorni di fuoco il danno causato ha assunto dimensione notevoli. Le indagini dei Carabinieri sono in corso, non si conosce la natura dell’incendio divampato a Monte Catillo, nel caso fosse doloso si auspica che i delinquenti, che hanno distrutto il prezioso patrimonio ambientale mettendo a rischio vite umane, vengano assicurati alla giustizia.

Gli effetti degli incendi boschivi sono devastanti! Aumento del rischio idrogeologico, diminuzione della difesa del suolo dall’erosione, della regolazione del ciclo dell’acqua, dell’assorbimento di carbonio, e non per ultimo l’intera comunità subisce un cospicuo danno economico! Il valore dei boschi è certamente senza prezzo, quantificare il danno economico provocato dagli incendi boschivi è importante innanzitutto per avere un quadro completo di monitoraggio, ma anche per assicurarsi la necessaria prevenzione. Basta piangere sul latte versato, è
obbligatorio puntare sulla prevenzione. Il bosco una volta bruciato è “andato”. Prevenire è meglio che curare, i proverbi non sbagliano mai.

L’incendio di
Monte Catillo ha interessato complessivamente almeno 70 ettari di bosco in area protetta composto da macchia mediterranea, bosco mesofilo e praterie. Un’area importante per la protezione dell’ambiente, con una biodiversità eccezionale,
un vero scrigno naturalistico! Nel versante più settentrionale è stata danneggiata un bosco di quercia con grande capacità protettiva e un sottobosco ricco di Carpino, Corniolo, Orniello e Ciavardello. Nel cuore della Riserva si trovano boschi di Carpino bianco, misto a Frassino bianco e Pioppo tremolo con sporadica presenza di alcuni gruppi di Castagni, ma non solo, anche Agrifoglio, Ginepro, Ossicedro, Asfodelo Giallo e il Gigaro a foglie sottili. Importantissima anche una sughereta, un boschetto di querce da sughero, piante oggetto di specifica protezione. Sui versanti rocciosi si sviluppa una boscaglia di sempreverdi/macchia mediterranea come il Lentisco e l’Ilatro, e forme più mesofile come la Marrucca, Storace, Terebinto e albero di Giuda. La Riserva è popolata da numerose specie di fauna selvatica, rapaci diurni e notturni oltre a rettili e anfibi.
Come abbiamo già visto gli interventi di spegnimento hanno richiesto l’intervento di Vigili del Fuoco, Carabinieri, Protezione civile, con uso di mezzi di spegnimento, tre elicotteri e un canadair per decine e decine di ore di lavoro dei numerosi operatori che hanno rischiato anche personalmente la propria incolumità e hanno dovuto anche provvedere a evacuare cittadini, con conseguenti danni. Con riferimento alla letteratura scientifica dell’
Accademia Italiana di Scienze Forestali e del documento
“Valutazione dei danni da incendi boschivi” è possibile stimare oneri diretti e danno ambientale. Basandosi sulle indicazioni dell’Accademia è possibile fare una prima ipotesi di stima di quanto l’incendio abbia gravato sulla collettività in termini economici. Molti aspetti ovviamente non possono essere quantificati come una semplice somma di denaro, ma è evidente che gli oneri in gioco diventano presto enormi e la follia di pochi danneggia la collettività facendo perdere importantissimi servizi ecologici che il bosco fornisce sempre e gratuitamente a tutti.

I modelli dell’Accademia permettono di stimare in primo luogo
i costi di spegnimento. Un calcolo più preciso la faranno i tecnici della Protezione Civile Regionale, ma proviamo e ipotizzare una prima stima. Nello spegnimento sono stati impiegati almeno 30 persone, di cui almeno una decina di volontari non retribuiti. Le operazioni in tutto hanno coperto almeno 12 ore. Si tratta già di almeno
6.500 euro a cui vanno aggiunti gli oneri per i mezzi (carburante, manutenzione ecc.) e soprattutto per i mezzi aerei il cui volo è estremamente oneroso. Sono intervenute almeno dieci squadre, ipotizzando che ognuna ha operato per 4 ore, a cui vanno aggiunti gli oneri dei mezzi aerei intervenuti, raggiungiamo almeno altri
20 mila euro di spese vive.
Più complesso andare a stimare il
danno ambientale ipotizzando, in attesa di rilievi più precisi, una superficie percorsa dal fuoco di 70 ettari danneggiata per l’80%. I danni sono numerosi, perché il bosco è un sistema multifunzionale che fornisce all’uomo numerosi servizi diversi tutti importantissimi per la sopravvivenza. L’Accademia ne valuta solo alcuni, in particolare: produzione di legname; valore della funzione produttiva dei prodotti non legnosi; il contributo alle attività turistico e ricreative; l’attività venatoria lecita; la protezione del suolo; l’assorbimento di anidride carbonica e il contrasto ai cambiamenti climatici; la tutela della biodiversità, ricchezza per l’umanità. Secondo le indicazioni di massima la produzione di legname subirà uno stallo per almeno 15 anni, con una perdita netta di almeno
40mila euro. I prodotti non legnosi saranno improduttivi o non raccoglibili per 10 anni, con una perdita di altri
6mila euro.

Non essendoci un biglietto per godere del bene distrutto è impossibile valutare un
danno ricreativo, ma tutti i cittadini che avrebbero potuto ottenere ristoro, riposo e salute dalla visita, saranno costretti a recarsi in punti più lontani o a desistere, con un danno economico individuale incalcolabile. L’
attività venatoria dovrà essere interrotta per dieci anni. Una stima ottimistica secondo i modelli dell’accademia è un danno economico di circa
35 mila euro.
L’aspetto più importante è la
funzione protettiva del bosco soprattutto in un territorio soggetto a grave dissesto idrogeologico. Il modello dell’Accademia permette di ipotizzare un enorme danno pari al costo dell’intervento di recupero ambientale che ha valore di 9mila euro ad ettaro più 250 euro annui ad ettaro di manutenzione. Se l’intervento dovesse concludersi in due anni si parla di un costo diretto di oltre
650mila euro, restano del tutto non stimati i costi del danno idrogeologico e del dissesto dei versanti causato dalla perdita di copertura vegetale stabile.
Ricordando gli impegni presi dall’Italia in sede di protocollo di Kyoto, l’espansione dei boschi è una delle voci attive che permettono di
fissare anidride carbonica. Tale funzione è stimata economicamente dai modelli dell’Accademia e nel caso dell’incendio di Monte Catillo si tratta di un’area forestale produttiva, con un “fattore di espansione della biomassa” pari a 1, il che vuol dire che a perdita di 70 ettari ha determinato un danno economico immediato di
280mila euro sulle spalle di tutta la comunità.
L’Accademia stima anche il danno in termini di
perdita di biodiversità. Come abbiamo visto si trattava di un complesso forestale molto diversificato con una grande variabilità interna e quindi una grande biodiversità. Cautelativamente il coefficiente del grado di biodiversità è stimato nel 50%. Il danno calcolato dal modello è di circa
210mila euro. Sommando le singole voci stimate dal modello si ottiene una somma di circa 1 milione di euro, somma ampiamente sottostimata. Un milione di euro a carico della comunità, i contribuenti tireranno fuori dalle tasche ben 1 milione di euro a causa della superficialità dell’uomo.
Anna Ammanniti