Le disposizioni relative al Green Pass che entreranno in vigore dal prossimo venerdì, 6 agosto, hanno riacceso il dibattito sui vaccini antiCovid: dal panorama medico/scientifico, ai sovranisti, al mondo politico, ai virologi dei social, ai comuni cittadini, ognuno si è fatto un personale punto di vista.
Avere ed esprimere una propria opinione in tal senso, che sia pro o contro, è assolutamente legittimo, l’importante è non cadere in considerazioni azzardate o travisate, basate su false ideologie, notizie fake, strumentalizzazioni, interpretazioni improvvisate che generano solo confusione. È inconfutabile che i vaccini siano, da sempre, una risorsa inestimabile, un salvavita per le popolazioni di tutto il mondo rispetto alle malattie infettive che hanno causato milioni di morti. Il meccanismo è semplice: si punta ad immunizzare quante più persone affinché l’agente infettivo non disponga più di un “serbatoio” sufficiente per moltiplicarsi e diffondersi. È il fenomeno cosiddetto “immunità di gregge” che, appunto, mira a bloccare la propagazione di un determinato virus. L’immunità di gregge serve anche a proteggere i soggetti che hanno un sistema immunitario debole, per cui più esposti agli agenti patogeni: chi si vaccina, ad esempio, protegge anche i bambini più piccoli oppure gli individui fragili. Ripercorrendo la storia è curioso leggere come nel 1973 a Napoli, dove in 10 giorni vennero ricoverati 911 persone presso l’ospedale Cotugno, la gente protestava nelle piazze perché lo Stato non riusciva a garantire in tempi brevi il siero contro il colera. Fu la più grande operazione di profilassi nel secondo dopoguerra, che portò alla vaccinazione di circa un milione di napoletani in appena una settimana. Il vaccino contro il vaiolo, invece, fu introdotto nel 1798: l’Organizzazione Mondiale della Sanità ritiene che la malattia abbia causato 500 milioni di decessi prima di essere ufficialmente eradicata nel 1980 a seguito di una estesa campagna vaccinale che ha permesso di debellare il vaiolo, tanto che la somministrazione venne abolita due anni dopo. La profilassi per la poliomielite ha avuto inizio negli anni ’50 in via sperimentale, definitivamente approvata nel 1962, tutt’oggi ancora effettuata con l’inoculazione di 5 dosi, quando il trattamento inizia sui lattanti, oppure 3 dosi per gli adulti. La vaccinazione ha ridotto l’incidenza a livello mondiale: in Italia l’ultima grande epidemia di poliomielite si ebbe nell’estate del 1958, secondo i dati del Ministero questa provocò 8.377 paralizzati, almeno quelli denunciati. L’obiettivo del Decreto vaccini nel nostro paese e degli obblighi che riporta è quello di contrastare precise pandemie: poliomielite, difterite, tetano, epatite b, pertosse, haemophilus influenzae tipo B, morbillo, rosolia, parotite, varicella. L’obbligatorietà per le ultime quattro è soggetta a revisione triennale, in base ai dati epidemiologici ed alle coperture vaccinali raggiunte. Sono inoltre indicate nell’offerta attiva e gratuita alcune altre importanti vaccinazioni tra cui il meningococco B e C, il pneumococco, il papilloma virus di recente rivolto anche ai maschietti. Porsi dei dubbi sul “dovere civico”, sulla “dittatura sanitatia”, la “libera scelta” è legittimo, ma è il caso di considerare l’argomento a 360°. Le disposizioni relative al Green Pass, che dal prossimo 6 agosto sarà obbligatorio in molti luoghi pubblici, sembra voglia convincere gli indecisi. E la spinta intende andare verso l’introduzione dell’obbligo vaccinale per tutti: dopo i medici, gli infermieri e gli operatori socio-sanitari, al vaglio ci sono il personale docente e non della scuola, coloro che fanno front office nelle PA e chi lavora nei servizi pubblici. Imporre la vaccinazione è conforme alla Costituzione Italiana? Il giurista Sabino Cassese, presidente emerito della Corte Costituzionale, facendo riferimento all’articolo 32 Cost., in una recente intervista ha chiarito «La Costituzione dispone che possono essere introdotti i trattamenti sanitari obbligatori per legge, ovvero se il Parlamento lo ritiene opportuno. Questo in virtù che la Repubblica tutela la salute come diritto dell’individuo e nell’interesse della collettività». Supporre che il vaccino antiCovid sia implicitamente già obbligatorio in Italia non è errato. Tra le tante cose, è necessario ricordare che l’art. 2087 del Codice Civile ed il Testo Unico sulla Sicurezza sul Lavoro impongono al datore di lavoro l’obbligo giuridico di impedire che chi entra in contatto con l’ambiente lavorativo contragga il Covid. E l’inviolabilità del diritto alla libertà personale sancito dall’art.13 della Cost.? Le normative sovranazionali confermano che gli interventi di profilassi contro malattie infettive e diffusive devono soggiacere a limiti come quelli derivanti dalla necessità di tutelare la vita, l’integrità psico-fisica, la dignità umana e la riservatezza. Sara Pacitto
