Lo rivela uno studio tutti americano realizzato da un team di scienziati della Washington University School of Medicine di Saint Louis: sembrerebbe che i vaccini antiCovid a RNA messaggero come Pfizer-BioNTech e Moderna possano indurre «una risposta persistente delle cellule del centro germinativo, che consente la generazione di una robusta immunità umorale», ovviamente fermo restando che il patogeno Sars-CoV-2 e le sue varianti non si modificheranno considerevolmente rispetto alla loro struttura attuale.
Lo studio dei ricercatori statunitensi è stato accolto con entusiasmo dal panorama medico-scientifico, è la conferma alle aspettative che gli esperti hanno coltivato sulla base dei recenti dati emersi da precedenti osservazioni analitiche sulla memoria immunologica delle persone a cui ero stato inoculato il siero. Anche l’immunologo italiano Mario Clerici, docente all’Università degli Studi di Milano e Direttore Scientifico della Fondazione Don Gnocchi, ha evidenziato «Non è detto che serviranno richiami del vaccino Covid-19 ogni anno. Dal punto di vista immunologico non vi è nulla di peculiare riguardo a questo virus: è come se avessimo un cannone che spara i suoi proiettili solo se c’è il virus. In sua assenza questo cannone se ne sta lì, pronto, nel caso in cui la malattia si dovesse presentare». Dallo studio USA, inoltre, emerge che nelle persone sopravvissute al Covid-19, le cellule immunitarie che riconoscono il virus rimangono nel midollo osseo per almeno 8 mesi dopo l’infezione: con questo risultato i ricercatori ipotizzano che nelle persone guarite e poi vaccinate l’immunità possa durare anni, forse anche per tutta la vita. Se la nostra memoria immunologica confermerà lo studio su una più larga ricerca ed il Covid non riserverà grosse sorprese nelle sue variazioni genetiche, possiamo davvero ben sperare. Sara Pacitto
