Residenti e commercianti del quartiere Ponte di Arpino sono stanchi, esasperati, avviliti: protestano e dimostrano la loro indignazione già da tempo ma senza avere alcuna considerazione dalla politica.

Il senso di abbandono è frustrante, ma i cittadini non si arrendono e continuano ad urlare il comune disappunto: «Il quartiere è stato dimenticato, ovunque crescono erbacce, se non è il privato a prendere iniziative in tal senso, rovi e sterpaglie prolificherebbero. Le strisce pedonali all’altezza di Piazza Gioacchino Conti sono ormai impercettibili: più volte abbiamo fatto presente che c’è un rischio inconfutabile che qualcuno venga travolto dalle auto in corsa….ed i veicoli transitano ben al di sopra dei limiti previsti. Abbiamo fatto anche una raccolta firme, evidentemente finita nei cestini del pattume, chiedendo di apporre dei dissuasori di velocità. Non ci sono controlli di nessun genere: non ci ricordiamo nemmeno il colore delle divise della Polizia Locale o dei Carabinieri».
Circostanze lamentate nel tempo, in diverse occasioni, testimoniate anche sui social. Gli esercenti commerciali ed i residenti furiosi aggiungono «Già facciamo tanti sacrifici per tenere aperte le nostre attività contribuendo, nel nostro piccolo, a tenere vivo il bel paese di Arpino, ma così è impossibile. Se le Istituzioni sono assenti come può il cittadino, da solo, occuparsi dell’ordinaria amministrazione? Abbiamo una fontana storica ormai da anni senza acqua: nonostante i solleciti, nessuno si è mai interessato per risalire alla fonte ed accertare se il corso d’acqua sia stato volontariamente deviato oppure ostruito. Un’area parcheggio che era una

risorsa per il quartiere, soprattutto nel fine settimana, risulta “occupata” da un’isola ecologica chiusa, che non ha mai funzionato. La “bretellina” che congiunge il quartiere Ponte al quartiere Colle è piema di erbacce, senza illuminazione, in balia dei parcheggi selvaggi. Abbiamo appreso ieri, leggendo un articolo pubblicato da TG24.info, che ad Arpino ci sono un numero considerevole di percettori del Reddito di Cittadinanza impiegati nello sfalcio erboso e nella cura del verde: noi non li abbiamo mai visti, ci auguriamo di vederne presto qualcuno anche al Ponte».
È la voce dei cittadini esasperati, a pretendere che quanti governano si sveglino e non lascino che Arpino collassi, perché chi possiede una proprietà, che sia una casa oppure un’attività commerciale, non può permettere che il suo bene svaluti e muoia con il paese. Restare in silenzio significherebbe annegare nella più totale indifferenza. Arpino ha un potenziale considerevole che si sta perdendo nel lassismo delle Istituzioni.
Sara Pacitto