(di Anna Ammanniti) Sprecare le risorse del pianeta a cominciare dal cibo, è un “lusso” che non possiamo più permetterci. Non è solo un problema di tasche, ma anche ambientale. Lo spreco alimentare ha un impatto molto negativo sull’ambiente.

I
frusinati sono molto attenti allo spreco alimentare, il 34% è interessato a usare app contro lo spreco, il 48% è propenso ad acquistare prodotti meno belli a vedersi. Abitanti sempre più attenti a contenere gli sprechi alimentari utilizzando anche le nuove tecnologie. Una ulteriore sensibilità acquisita, molto probabilmente collegata alla pandemia da Covid.
Lo spreco alimentare è il fenomeno della perdita di cibo ancora commestibile che si ha lungo tutta la catena di produzione e di consumo del cibo. Ogni anno, è stato stimato, che un terzo di tutto il cibo prodotto per il consumo dell’uomo vada sprecato. Questo avviene ovviamente soprattutto nei paesi ricchi, una grande parte di cibo ancora buono viene sprecato direttamente dai consumatori. Un’altra grandissima parte del cibo si spreca durante tutto il processo di produzione degli alimenti. Dalla produzione agricola alla lavorazione, alla vendita ed alla conservazione del cibo. Secondo le stime della FAO in media
una persona che vive in Europa e in Nord America spreca intorno ai 95–115 kg all’anno, mentre nell’Africa subsahariana intorno ai 6–11 kg all’anno 35% animale 20% vegetale. Sono i numeri del capitalismo, un sistema economico che produce più del necessario, senza controllo e programmazione.
In Italia si sprecano 146 chili di cibo all’anno a testa. Nei settori dell’agricoltura, industria, distribuzione e consumo, vengono sprecati più di 7,7 milioni di tonnellate di cibo all’anno, per un valore complessivo di oltre 12,2 miliardi di euro. I settori più spreconi risultano quelli dei consumatori, con
4 milioni di tonnellate di cibo sprecato (e buttato) ogni anno, per un valore complessivo di 8,7 miliardi di euro. Ogni famiglia italiana, in un anno, secondo la Fao spreca addirittura
454 euro di cibo: il 35% in prodotti freschi, il 19% di pane, il 16% frutta e verdura, il 10% prodotti in busta, il 10% di affettati. Secondo un altro studio, di Save The Children, la Lombardia è la quarta regione più sprecona, con una media di 32 euro al mese per famiglia: più della media nazionale, che è di 28,6 euro, ma meno di Abruzzo (43 euro al mese), Liguria (37 euro) e Lazio (35 euro). E’ la Sardegna la regione dove si spreca di meno: 15 euro di cibo buttato ogni mese per famiglia. Altro tasto dolente,
l’impatto ambientale degli sprechi: tutto ciò che viene buttato, infatti, viene comunque prima raccolto, prodotto o cucinato. L’impatto ambientale dello spreco domestico è quantificabile in 14,3 milioni di tonnellate di anidride carbonica (CO2) ogni anno: per assorbirle servono circa
800mila ettari di bosco, l’equivalente (e forse anche più) dell’intera superficie boschiva della Lombardia. A livello di impatto ambientale il problema è davvero enorme. Lo spreco alimentare rappresenta un grandissimo spreco di risorse usate per la produzione come l’energia, l’acqua e la terra. Produrre cibo che non sarà consumato porta a sprechi non necessari di fonti fossili.
I rifiuti alimentari quando finiscono in discarica producono metano, anidride carbonica ed altri gas con la digestione anaerobica. Queste emissioni contribuiscono in maniera cruciale al cambiamento climatico. Lo spreco di cibo è responsabile della deforestazione, che porta a una grossa e inutile perdita in termini di biodiversità.

Negli ultimi anni è aumentata la sensibilità verso gli sprechi alimentari, dal sondaggio avviato dall’
Osservatorio Reale Mutua, dedicato all’agricoltura e alle abitudini d’acquisto, è emerso che 1 frusinate su 3 guarda alle app che permettono di comprare a prezzi inferiori prodotti agroalimentari invenduti o imperfetti o prossimi alla scadenza e un ulteriore 18% ha già avuto esperienza di questi strumenti. Ben il 48% non trova problemi nell’acquistare prodotti dell’agricoltura “meno belli” a vedersi, con piccole imperfezioni o dimensioni diverse da quelle tradizionali, anzi per quasi uno su tre (32%), i consumatori sono oggi troppo esigenti nel volere solo prodotti perfetti. Il 58% ha dichiarato di controllare sempre le scadenze dei prodotti agroalimentari, il 50% investe tempo per fare dettagliate liste della spesa così da comprare solo il necessario e oltre uno su cinque (24%) fa più volte la spesa in settimana per evitare di accumulare troppi prodotti in casa.
Anche per quanto riguarda la conservazione degli alimenti, i frusinati usano strategie semplici ma efficaci, come conservare e, quando possibile, congelare il cibo che non si consuma subito (42%). L’attenzione alla sostenibilità è una “richiesta” che i consumatori fanno alle stesse aziende, tanto che oltre uno su due (54%) tende a premiare nei suoi acquisti quelle che si mostrano più sensibili. Perché oggi le imprese, confermano gli abitanti di Frosinone, hanno una grande responsabilità verso l’ecosistema ambientale e sociale. Ma in che modo possono fare la propria parte? Secondo il 38% potrebbero trovare canali di vendita dedicati per i prodotti imperfetti per ridurre gli sprechi mentre il 36%vede nelle campagne di sensibilizzazione rivolte al grande pubblico l’attività più importante. Un ulteriore 26% ritiene che sia importante che i produttori ottimizzino l’uso di risorse energetiche e idriche mentre il 24% pensa a iniziative che coinvolgano produttori e associazioni a sostegno dei meno abbienti, coniugando così la lotta allo spreco all’aiuto dei più deboli.
Michele Quaglia, Direttore Commerciale e Brand di Gruppo di Reale Mutua ha spiegato: “
Gli italiani tradizionalmente hanno una grande cultura del cibo che, come mostrano i risultati del nostro Osservatorio, si combina con la crescente sensibilità verso la sostenibilità ambientale e sociale. Un binomio, quello tra qualità e sostenibilità, che rappresenta il presente e il futuro di un settore fondamentale per il nostro Paese come quello dell’agricoltura. Noi di Reale Mutua insieme ai nostri Agenti siamo da sempre vicini al comparto con le nostre soluzioni assicurative e affianchiamo le aziende anche nel gestire i nuovi rischi e le nuove sfide all’orizzonte. Lo sviluppo sostenibile è sicuramente una di queste e in quest’ottica rientra AGRIcoltura100, il progetto che conduciamo insieme a Confagricoltura per promuovere la cultura ESG, premiare le imprese agricole più innovative e sostenibili e valorizzare il ruolo dell’agricoltura nel rilancio del Paese dalla pandemia”.
In conclusione per una spesa sostenibile è necessario controllare le scadenze, comprare solo il necessario e fare più volte la spesa durante la settimana. Mentre le aziende possono trovare canali di vendita alternativi, sensibilizzare il grande pubblico, migliorare il consumo delle risorse e avviare iniziative per i meno abbienti. Questi alcuni consigli forniti da Adiconsum.
Occhio alla spesa: prima di comprare, controlla cosa ti serve davvero;
Attenzione alle quantità: quando cucini, fai attenzione alle dosi;
Riciclo creativo: utilizza gli avanzi per sperimentare nuove ricette;
Frigorifero intelligente: mette davanti i cibi con scadenza ravvicinata;
Utilizza il freezer: congela i cibi che non puoi mangiare a breve;
Condividi: se ti avanza qualcosa, danne un po’ ai vicini o ai colleghi;
Al ristorante: chiedi di portare a casa gli avanzi;
Fidati del tuo naso: la scadenza indicata sugli alimenti è approssimativa, prima di buttare annusa, e se l’aspetto è buono, assaggia.
Anna Ammanniti