I tre componenti della famiglia Mottola imputati per l’omicidio di Serena Mollicone erano in aula. Nell’udienza che si è svolta in Corte d’Assise presso l’università di Cassino nel rispetto delle norme anti-Covid, sono state proiettate le immagini scioccanti del ritrovamento del cadavere di Serena Mollicone, la diciottenne di Arce uccisa nel giugno del 2001.
Una sequenza forte, che ha messo a nudo la drammaticità della vicenda e quando possa aver sofferto la povera ragazza che, come accertato dall’autopsia, è deceduta dopo sei ore di agonia per soffocamento. Chi le ha sigillato la testa infilata in un sacchetto della spesa, ha provocato una morte lenta e inspiegabile per ferocia e crudeltà. Il video è stato visionato dalla Corte alla presenza degli imputati, degli avvocati della difesa e quelli della parte civile. Con gli occhi bassi per venti lunghi minuti è stata Consuelo Mollicone, sorella di Serena e figlia di Guglielmo: “Non sono riuscita a guardare, mi fa troppo male” ha spiegato accompagnata dall’avvocato Sandro Salera che la tutela mentre lo zio Antonio e la zia Armida sono rappresentanti dagli avvocati Dario De Santis ed Elisabetta Nardone. La deposizione importante e chiara del maresciallo Tersigni, ex comandante della stazione di Fontana Liri, ha fatto emergere un altro dato importante: il depistaggio per la morte di Serena è iniziato sin dalle prime ore della sua sparizione ed ha costellato gran parte delle ricerche. “Mi hanno riferito che si cercava una ragazza scomparsa da casa perchè depressa e si temeva potesse essere finita nel fiume Liri”. La depressione di Serena non è stata mai citata in nessun atto e soprattutto mai riferita dai famiglia al momento della denuncia di scomparsa presentata presso la caserma dei carabinieri di Arce la sera di venerdì 1 giugno 2001 alla presenza del comandante della stazione, il maresciallo Franco Mottola. Angela Nicoletti
