I dati del Rapporto Eurispes stimano che un italiano su cinque ha assunto psicofarmaci nell’ultimo anno e quasi il 30% si è rivolto a uno psicologo e quai il 6% a uno psichiatra.

Eurispes è un ente privato che opera nel campo della ricerca politica, economica e sociale. Dal 1982, racconta l’Italia che verrà, in 38 anni di attività l’Istituto ha realizzato centinaia di ricerche. Ogni anno, dal 1989, attraverso le pagine Rapporto Italia viene descritto il nostro Paese e i cambiamenti socio-economici e culturali in atto. Anno difficile e molto complicato quest’ultimo. A causa della pandemia da Covid le abitudini quotidiane sono sconvolte, la paura di ammalarsi e di perdere, a causa del virus, un proprio caro, la crisi economica, le attività commerciali chiuse, la scuola frequentata a casa, niente più sport, abbracci, niente più contatti umani. Tutto ciò ha avuto il suo peso e ancora non è finita.
Secondo di dati dell’Eurispes,
quasi un italiano su 5 (19%) ha assunto, nell’ultimo anno, farmaci come ansiolitici, antidepressivi, stabilizzatori dell’umore, antipsicotici, cioè i principali tipi di psicofarmaci. Gli ansiolitici ed i tranquillanti sono gli psicofarmaci più diffusi. Nell’ultimo anno il 72,9% di chi ha consumato almeno un tipo di psicofarmaco ne ha fatto uso sempre nell’8,5% dei casi, spesso nel 19,4%, qualche volta nel 45% e mai nel 27,1% dei casi. Seguono, per utilizzo, gli antidepressivi: se il 54% del sotto-campione non li ha mai assunti durante l’anno, il 5,6% lo ha fatto sempre, il 12,3% spesso, il 28,1% qualche volta. Rilevante la quota di chi si è rivolto ad uno psicologo: più di un quarto del campione (27,2%). Ad uno psichiatra si è rivolto il 5,6% degli intervistati, in un percorso che solitamente si avvale anche di una terapia farmacologica di supporto. La pratica meno diffusa è l’ipnosi, sperimentata nel 3,5% dei casi.

Il monitoraggio dell’
Agenzia Italiana del Farmaco sull’acquisto di farmaci in Italia in corrispondenza con l’emergenza sanitaria da Covid, ha registrato un notevole aumento rispetto al 2019 nel consumo di ansiolitici. È stato anche rilevato, a marzo 2020, un incremento del consumo di antipsicotici.
Il 20% della popolazione avrebbe sperimentato sintomi depressivi nel corso della pandemia (un’incidenza doppia rispetto al periodo precedente) e sarebbero aumentati ansia e disturbi del sonno. Il Rapporto Osmed (Aifa) conferma che in Italia si consumano circa 12 milioni di confezioni di antipsicotici l’anno. Se si considera che dei 49 milioni di confezioni di psicofarmaci venduti in Italia, dei quali 36,5 milioni di antidepressivi e 12 milioni di antipsicotici, le confezioni di antidepressivi venduti in farmacia superano i 36 milioni, mentre 565.000 sono quelle fornite in distribuzione diretta (tramite i Servizi di salute mentale o gli ospedali), appare evidente il rischio di inappropriatezza prescrittiva. Il fatturato globale del settore è oggi stimato intorno ad un miliardo di euro (si è decuplicato in circa un ventennio), ma il Sistema sanitario nazionale continua ad investire poco nell’assistenza psicologica.
Anna Ammanniti