Il Sindacato Nazionale Autonomo Medici Italiani e le altre OOSS, nel Lazio nel mese di febbraio hanno sottoscritto accordi per offrire il proprio contributo in qualità di medici di famiglia, per vaccinare il maggior numero possibile di pazienti e cercare di ridurre l’incidenza della pandemia da COVID-19.
I medici di famiglia comprendono molto bene le difficoltà legate alla consegna dei vaccini in Italia, ma come dottori si sono trovati ad affrontare numerosi ostacoli per dare un contributo fattivo alla campagna vaccinale. Modificare continuamente le date degli appuntamenti, spiegare perché ci siano difficoltà ad approvvigionarsi dalle ASL dei vaccini necessari, disdire appuntamenti per la mancata consegna dei vaccini prenotati, difficoltà a conoscere i pazienti già vaccinati e quelli da chiamare, solo recentemente risolto grazie alle insistenze dei medici stessi. L’ultimo ostacolo che si è presentato per i medici di famiglia è la comunicazione della Regione Lazio martedì scorso con la quale si avvisavano i dottori di vaccinare i “fragili” e gli over-80 a domicilio, con il vaccino AstraZeneca, anziché Pfizer come stabilito in precedenza. Molti pazienti si rifiutano di fare il vaccino anglo-svedese. Lo SNAMI ha inviato una lettera di protesta all’assessore alla Sanità Alessio D’Amato per ribadire la volontà dei medici di proseguire nella loro collaborazione fattiva alla somministrazione dei vaccini, ma chiedono certezze sulle modalità di consegna dei vaccini e la possibilità di ricevere anche il vaccino Pfizer per somministrarlo alle categorie a rischio, non ancora vaccinate. Qualora non ci fosse una risposta concreta a tale richiesta lo SNAMI intende recedere dagli accordi precedentemente sottoscritti per assenza di regole chiare che, “per noi, devono proseguire per tutto il periodo di durata della Campagna vaccinale.” Anna Ammanniti
