Si è svolta questa mattina, nella splendida ‘Abbazia di Casamari, la celebrazione eucaristica con il rito della beatificazione dei Martiri di Casamari: padre Simeone Cardon e cinque compagni furono uccisi in odio alla fede tra il 16 e il 19 maggio 1799.Era il 27 maggio 2020, quando il Santo Padre Francesco ricevette in udienza Sua Eminenza Reverendissima il Cardinale Angelo Becciu, Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi. Durante l’Udienza, il Sommo Pontefice autorizzò la medesima Congregazione a promulgare diversi Decreti tra i quali quello riguardante il martirio dei Servi di Dio Simeone Cardon e 5 compagni, religiosi professi della Congregazione Cistercense di Casamari, uccisi a Casamari. La celebrazione eucaristica di oggi è stata presieduta da sua Em.za Rev. ma il cardinale Marcello Semerano, Prefetto della Congregazione delle cause dei Santi.
<Carissimi – il messaggio dell’Abate Dom Loreto Camilli – in occasione della celebrazione della beatificazione dei martiri di Casamari, Padre Simeone Cardon, Padre Domenico Zavřel, Fra Albertino Maisonade, Fra Zosimo Brambat, Fra Modesto Burgen e Fra Maturino Pitri, voglio condividere alcune considerazioni che sgorgano dalla gioia del cuore per un dono e di benedizione del Signore non solo per la Comunità di Casamari, ma per la nostra Diocesi e per la Chiesa universale.
Icona dei Martiri di Casamari
Tra la fine del II e l’inizio del III secolo, Tertulliano, di origine nord-africana, ammirato della fede e della costanza irremovibile dei fratelli martiri, scriveva nel suo Apologeticum: “Per quanto raffinata, a nulla serve la vostra crudeltà: anzi, per la nostra comunità, essa è un invito. A ogni vostro colpo di falce diveniamo più numerosi: il sangue dei martiri è una semina efficace” (50,13). Nella sua bimillenaria storia la Chiesa, dal protomartire di Gerusalemme Stefano, sempre e dovunque è germinata, è stata alimentata ed è sostenuta dal sangue di Cristo Signore fluito dal costato sulla croce, al quale è confluito, a testimonianza e sigillo della predicazione apostolica, il sangue dei tanti cristiani che, messi di fronte alla scelta tra rinnegamento e vita o professione e sicura condanna, hanno scelto di essere messi a morte piuttosto che ripudiare la fede in Cristo Signore. Questo eroismo di testimonianza ha costituito, costituisce ed assicura la perenne giovinezza della Chiesa.
Il martirio, poi, dei monaci assurge ancora ad un valore più profondo. E’ storicamente accertato che l’ordo monasticus è nato e si è sviluppato alla fine dell’era delle grandi persecuzioni quando al sangue effuso è subentrata, nella vita della Chiesa, la testimonianza. I monasteri sono diventati, secondo il Vangelo, “le lampade poste sopra il candelabro e le città costruite sui monti” (cf. Mt 5,14-16) per essere un segnale ed un riferimento per i credenti. Forse non tutti sanno che il giorno scelto per la professione religiosa doveva essere una festa dei martiri e che quel giorno ai neo-professi veniva imposto, fino a non molti anni fa, anche un nome nuovo che fosse, in qualche modo, uno spirituale secondo battesimo. Dentro le urne, sotto l’altare, insieme a Cristo che, nella persona del sacerdote, rinnova il sacrificio, i martiri implorano incessantemente dal Padre celeste perdono, concordia, giustizia, pace per la nostra povera umanità sofferente. E per questo, essi, che hanno donato il loro sangue in testimonianza, non saranno mai dimenticati.
Con il cuore traboccante di gioia, rendiamo grazie a Dio, Uno e Trino, che opera grandi cose per coloro che lo amano e che ripongono in Lui la loro speranza e la loro fiducia. Rendiamo grazie a questi sei nostri confratelli martiri che hanno testimoniato con il sangue la loro adesione a Cristo Signore e ancora oggi ci indicano la pienezza della vocazione benedettina e di ogni vocazione cristiana. Con spirito filiale rendiamo grazie a papa Francesco per questo particolare dono di grazia: egli ci ha ricordato anche che “i martiri oggi sono ancora tanti, più che nei primi secoli del cristianesimo […]. Siamo un unico corpo e questi cristiani perseguitati sono le membra sanguinanti del corpo di Cristo” (UG, 14.04.2020). Un particolare ringraziamento lo rivolgiamo al nostro amato vescovo, Monsignor Ambrogio Spreafico che ci è stato sempre vicino in questo, come in altri momenti anche dolorosi della nostra Comunità di Casamari. Ringraziamo inoltre, il Postulatore Padre Pierdomenico Volpi, che si è dimostrato sempre sollecito ed infaticabile in tutto il percorso del processo canonico. Ringraziamo tutti i responsabili dei diversi organismi e tutte le persone che sono state coinvolte sull’iter processuale della causa di beatificazione di questi nostri confratelli martiri sia a livello della Chiesa diocesana sia della Chiesa universale. Mediante la beatificazione dei martiri di Casamari la Chiesa ha voluto affidare in modo particolare a tutti noi monaci un impegno preciso: quello che i santi martiri hanno testimoniato con il loro sangue noi lo dobbiamo testimoniare con la nostra vita>.