Il processo penale nel XXI secolo: la deriva della spettacolarizzazione del crimine

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Caro Lettore, quando si inizia un rapporto di qualsiasi genere, è buona regola anzitutto presentarsi. Il nome di chi scrive si trova in calce all’articolo, non è questo ciò che conta; trovo invece fondamentale trasmetterTi le mie competenze, le mie attitudini, il mio pensiero. Già la titolazione dello scritto lascia intendere come i miei interventi non si inseriscano – né si inseriranno – in rubriche di stampo gastronomico, sportivo o medico; cercherò invece di infondere in chi avrà la pazienza di leggermi tutta la passione che nutro verso quella che ritengo essere la professione più bella, stimolante ed avvincente: in due parole, l’avvocato penalista. Spesso questa figura professionale è vista con timore, ritrosia, a volte anche con un briciolo di disprezzo. La classica domanda che in centinaia di occasioni mi è stata rivolta è: ‹‹lo difenderesti uno stupratore, un assassino o peggio ancora un pedofilo..?››. La classica risposta che in ognuna di tali occasioni ho fornito è: ‹‹prima di un serio processo, come si fa ad esser certi che quel soggetto sia realmente uno stupratore, un assassino o peggio ancora un pedofilo..?››. Luigi-Annunziata_2Mi rendo tuttavia conto, sempre più spesso, che la famosa “presunzione di non colpevolezza” – di rango e matrice costituzionale – alla quale ispiro quotidianamente il mio operato è vista da molti quasi come un intralcio, come un ostacolo alla punizione rapida ed esemplare dell’imputato di turno. Ma, dal mio punto di vista, c’è di peggio. Perché questo diffuso modo di vedere non si rivolge soltanto nei confronti dell’imputato (cioè di quel soggetto che, a fronte di investigazioni svolte durante le indagini preliminari, ha superato il vaglio giurisdizionale dell’udienza preliminare e si trova sottoposto a processo penale), dispiegando spessissimo con ancora maggior forza i propri deleteri effetti nei confronti di colui il quale figuri soltanto quale mero “indagato”. Quante volte, negli ultimi anni, abbiamo assistito a vere e proprie gogne mediatiche nei confronti di soggetti poi risultati del tutto estranei ai rispettivi sviluppi processuali..?!? Quanti talk show e quante riviste generaliste si occupano oramai “approfonditamente” di vicende processuali in corso, spesso con la pretesa di celebrare un processo parallelo all’interno dello studio televisivo o sulle pagine del giornale di turno..?!? Ecco, tali usanze non formeranno mai oggetto di questa rubrica, che – al più – si limiterà a commentare provvedimenti giurisdizionali già intervenuti, non potendo né volendo sostituirsi all’Autorità Giudiziaria procedente. Sono certo che l’attento Lettore apprezzerà questo modus operandi, magari rivalutando la categoria professionale alla quale mi onoro di appartenere. Spesso l’avvocato penalista viene tacciato di non possedere una vivida coscienza: non è questa la forma più alta di coscienza personale e – soprattutto – sociale..? La difesa degli ultimi e dei più deboli, di coloro i quali si trovano avversati da tutto e da tutti, lasciati soli a combattere con le accuse più infamanti e – magari – infondate. Forse è nel giusto chi – senza possedere competenze ed attitudini adeguate – critica, accusa ed infanga la reputazione altrui, come fosse depositario della veritas assoluta, ma anche in questo caso preferisco stare dalla parte dell’accusato, con buona pace della mia coscienza…  

Avv. Luigi Annunziata 

Foro di Roma

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