Con l’annuncio dell’accordo tra le autorità russa ed italiana per la produzione dello Sputnik, era prevedibile la esplosione delle tifoserie contagiate da ideologia, smorzata dall’affetto tra i due popoli.
Abbiamo sentito un’amica residente a Mosca, vicina agli ambienti del Cremlino e particolarmente sensibile agli aspetti socio-culturali della vicenda. Secondo lei, Sputnik “è stato fatto quasi tutto negli anni 60. All’epoca lavoravano per il bene dell’umanità, non per soldi…”. A parere della nostra amica, la vicinanza con il confine cinese aveva fin dall’immediato dopoguerra consigliato la preparazione di valide risposte a possibili contaminazioni (Covid). Lo Sputnik V sarebbe all’80% fedele ad una formula di quegli anni, recentemente completato in base ai recentissimi studi effettuati sul Covid-19. Un’aggiunta personale, molto carina, è stata “Italia e Russia sono due stati gemelli… Il russo definisce triste l’italiano; l’italiano considera allegro il russo”. In finale “siamo due paesi amici, altro che farsi la guerra; i bravi italiani come i bravi russi, figli della guerra, non guardano ai soldi!”. Jackal
