Una circostanza che ha indignato non solo la comunità arpinate. Un atto inqualificabile che non trova logica alcuna.

Nel pomeriggio di ieri, sulle storiche mura poligonali che costeggiano l’arco a sesto acuto presso l’Acropoli di Civitavecchia di Arpino sono stati rinvenuti alcuni “segni”, numeri e simboli, eseguiti con una bomboletta spray ad inchiostro rosso.
Il sito archeologico di Civitavecchia viene collocato tra i secoli VII-VI a.C. come il probabile nucleo originario dell’insediamento volsco. Un luogo incantevole, spesso al centro dell’attenzione di emittenti televisive nazionali: non ultimo il documentario realizzato dalla trasmissione “Freedom-Oltre il Confine”, condotto dal giornalista Roberto Giacobbo ed andato in onda su Italia 1 lo scorso novembre.

Quanto è accaduto ieri è uno sfregio, materiale ed umano, al patrimonio culturale che contraddistingue la nostra terra. Così Andrea Chietini, Presidente della Fondazione “Umberto Mastroianni”,
«Hanno resistito a guerre e terremoti, ma non all’ignoranza! Già tante le immagini che provocano sdegno, rabbia ed amarezza documentando lo scelerato scempio in danno alle antichissime mura pelasgiche dell’acropoli della nostra Città imbrattate con una bomboletta spray. Numeri, scritte e segni, apparentemente senza senso, che feriscono un bene culturale di straordinario valore e rappresentano uno sfregio alla storia e all’identità dell’intera Città di Arpino. Non si può far finta di nulla, ciò che è accaduto va ben oltre una “ragazzata” o la becera insipienza, vanno individuati il/gli autori di questo scempio e, dopo aver denunciato l’accaduto alle autorità competenti, e’ necessario mettersi subito al lavoro per ripristinare lo stato e la dignità dei luoghi nei giusti modi e procedure, nonché cercare di tutelare maggiormente il nostro patrimonio culturale».
Il commento amaro di Saverio Zarrelli, ex sindaco della città di Arpino, residente presso l’Acropoli, il quale ha scoperto e “denunciato” l’inquietante atto vandalico «Delle “nostre vestigia” tutti si riempiono la bocca, ma alla fine sono “terra di nessuno”». Qualche mese addietro lo stesso aveva riportato un altro episodio altrettanto incivile: una trave di castagno stagionato, lunga ben 7 metri, era stata “rubata” davanti la sua abitazione e trasportata fin sotto la Torre di Cicerone, dove è stata segata in diversi pezzi ed infine utilizzata per accendere un fuoco, proprio ai piedi della storica struttura.
Sara Pacitto