Ho una classe molto interessata all’attualità; io porto sempre il quotidiano con me, “prof.ssa ma tu leggi il giornale tutti i giorni?”, e loro incuriositi da questa abitudine spesso me lo chiedono per sfogliarlo, e poi magari mi chiedono di spiegare e commentare una notizia che li ha colpiti.
Ora sono interessati alla minaccia terroristica dell’ISIS, ma non sentono il bisogno di approfondire.
Ne parlano perché in qualche modo avvertono questa minaccia, “prof.ssa ma secondo lei scoppierà la terza guerra mondiale?”, oppure trincerandosi nel qualunquismo “ prof.ssa questi non li dobbiamo far entrare nel nostro Paese”. E’ arduo scardinare questo concetto, appellandosi al nostro passato di emigranti, o alle condizioni disumane in cui vivono questi popoli, che se stessero bene nel loro Paese non andrebbero incontro all’ignoto a scapito della vita, come carne da macello. Dovrebbe essere la” buona politica” nazionale e internazionale a farsi carico di questa criticità e trovare gli strumenti atti a regolamentarla.
Ciò per dire che le reazioni dei miei alunni sono prevedibili. Sono adolescenti : è ovvio che non possano argomentare una loro affermazione con grande competenza; ma il nocciolo è che urlano per esporre una idea, e soprattutto non dialogano, le voci si sovrappongono senza ascoltarsi reciprocamente. Ognuno rimane della propria opinione, senza far caso e tantomeno riflettere su ciò che dicono gli altri.
Ogni problema viene affrontato a livello epidermico, se così si può dire.
Un altro argomento che li attrae è la legalizzazione delle droghe leggere. Il problema è che, quando affrontiamo l’argomento, si limitano a urlare “sì, legalizziamo la maria!!!”
Mentre fino a qualche anno fa gli alunni non avrebbero mai ammesso di farne uso, oggi mi stupisce la facilità e la leggerezza con cui ne parlano, accennando in modo esplicito all’uso che ne fanno, dandosi di gomito, e ammettendo “ sì, va bene, mi faccio le canne e allora?”
Volendone capire le motivazioni si resta sconcertati: è un modo per fare i grandi, i disinvolti, per stordirsi e fluttuare nell’universo dei giovani. In ogni caso ,le suddette motivazioni vengono esposte superficialmente, tra scherzi e grida di autocompiacimento.
E’ un must, soprattutto al sabato sera. Forse è un modo per allontanarsi dal vuoto in cui vivono, dalla loro quotidianità, che è povera di stimoli e di interessi.
Un alunno che vive in un paesino di montagna limitrofo, però, ad un certo punto ha detto “professoressa io non mi faccio le canne, non mi servono, a me basta avere vicino la mia famiglia, i miei amici, mi sdraio sul prato davanti casa, al sole, osservo il panorama che mi circonda e sto bene, mi sento bene, in pace con me stesso e con il mondo”.
A volte anche da un quindicenne viene uno sprazzo di poesia; questa frase mi rammenta la bellissima canzone di G. Gaber “ l’illogica allegria”, in cui l’autore canta di un ritorno a casa di mattina presto, in macchina, ed osservando il mondo circostante si sente in pace con se stesso, perché la bellezza di un panorama, o il suo particolare stato d’ animo, lo riconcilia con il mondo e cheta le sue angosce esistenziali.
Di fronte all’affermazione dell’alunno, sono uscita dalla classe con il sorriso sulle labbra.
Tiziana Fusco
Docente in un Istituto Professionale di secondo grado di Sora
