(di Anna Ammanniti) Da circa un anno mascherine, distanziamento interpersonale e gel per le mani sono state le uniche armi per contenere la pandemia da Coronavirus.

Da più di un mese si è aggiunta la campagna vaccinale, con un inizio rassicurante per quanto riguarda i tempi di somministrazione. Poi le aziende produttrici hanno iniziato a fare i “capricci” sulle consegne e sulle quantità di dosi da inviare. Ad oggi, oltre i tre vaccini approvati da Ema e Aifa (Pfizer, Moderna e AstraZeneca), sono in fase di sperimentazione altri tipi di farmaco. Nei prossimi mesi arriveranno quindi altri vaccini non solo basati su Rna messaggero con Pfizer-BioNTech e Moderna e che usano il virus come AstraZeneca, ma anche farmaci a base di proteine e di virus inattivato.
Questi vaccini che tecnica usano? Come vengono somministrati, qual è l’efficacia e il metodo di conservazione? All’orizzonte si intravedono: Johnson & Johnson, Sputnik, Novavax, Sinopharm, Sinovach Biotech e Bharat Biotech.
Il vaccino
Pfizer-BioNTech è stato il primo ad essere approvato sia negli Stati Uniti che nell’Unione Europea. È a RNA-messaggero, consiste in una sequenza genetica sintetizzata in laboratorio e trasportata in nanoparticelle lipidiche fin dentro la cellula, fornendo l’informazione necessaria alla sintesi della proteina Spike. La fragilità dell’mRNA richiede temperature tra -90°C e -60°C; resiste tra 2°C e 8°C fino a 5 giorni. Ogni fiala contiene 5-6 dosi da 0,3 millilitri, da scongelare e diluire. Viene somministrato attraverso due iniezioni intramuscolari ad almeno 21 giorni di distanza a soggetti over 16. Ha un’efficacia pari al 95%. Non è ancora chiaro sde riducono il rischio di contagio w in che misura, gli studi comunque sono incoraggianti. L’immunità comparirebbe a una decina di giorni dalla prima somministrazione, ma la completa dopo 7 giorni dalla seconda somministrazione.
Moderna è il secondo vaccino a essere approvato, è a RNA messaggero. Rispetto al Pfizer può essere conservato a temperature superiori, comprese tra i -25° C e -15° C fino a 6 mesi, per 30 giorni tra 2°C e 8°C al riparo dalla luce e per 12 ore tra 8°C e 25°C. Ogni flaconcino contiene dieci dosi già pronte per l’uso, senza bisogno di diluizione. Viene somministrato attraverso due iniezioni intramuscolari di 0,5 millilitri a distanza di 28 giorni a soggetti over 18. Ha un’efficacia pari al 94,1%; la protezione si considera acquisita dopo 14 giorni dalla seconda somministrazione.
Pfizer-BioNTech e Moderna sono i due vaccini più somministrati ad oggi.
I vaccini che usano i vettori virali sono AstraZeneca, Johnson & Johnson e Sputnik. 
Il vaccino
Oxford-AstraZeneca è stato autorizzato all’uso in emergenza nel Regno Unito e altri paesi, utilizza un virus degli scimpanzé reso innocuo per l’uomo, il vettore ChAdOx1, per recapitare alla cellula il codice necessario alla produzione della spike. La sequenza di DNA verrà letta dalle cellule e trascritta in mRNA, la cui traduzione porterà alla sintesi proteica. Essendo il Dna è più stabile dell’Rna e il materiale genetico ben protetto dall’adenovirus, per conservarlo non sono richieste basse temperature come per i vaccini a mRNA. A causa di alcuni errori nella gestione dei dosaggi ha efficacia dal 62% al 90% a seconda del dosaggio, genera una protezione già dopo la prima dose, la seconda va somministrata a 28 giorni. Questo vaccino è stato da poco autorizzato nell’UE.
Johnson & Johnson è il vaccino più atteso, richiede la somministrazione di una sola dose ed è più semplice da conservare. Il vaccino è basato su un adenovirus di sierotipo 26 (Ad26), versione indebolita del virus del raffreddore, che non si replica nelle cellule umane e induce la produzione della spike. Nella fase 3 di sperimentazione, i risultati hanno rilevato un’efficacia media del 66% nel prevenire il Covid 19, con un’efficacia fino all’85% contro le forme più gravi. Questo vaccino potrebbe a breve ricevere un’autorizzazione di emergenza negli Stati Uniti. La sua efficacia è inferiore ai vaccini a mRNA però grazie alla sua praticità e al suo basso costo economico potrebbe contribuire in maniera sensibile a ridurre gli effetti della pandemia.
Il vaccino
Sputnik V, sviluppato dall’Istituto di Ricerca Gamaleya alle dipendenze del ministero della Salute russo, è basato su due tipi di adenovirus umano inattivati, incapaci di replicarsi e di causare malattia. Alla fine della sperimentazione è stata rilevata un’efficacia del 91,4%. Somministrato in un due dosi diverse, Ad26 per la prima dose e Ad25 per la seconda, a 21 giorni dalla prima, per scongiurare il pericolo che, dopo la prima dose, l’organismo produca anticorpi con una conseguente riduzione di efficacia della vaccinazione. Non richiede temperature molto basse per la conservazione. Il vaccino è somministrato in Russia ma anche in altri paesi, come l’Argentina e la Bielorussia.
Il vaccino a base di proteine è il Novavax prodotto dall’azienda di biotecnologie del Maryland. È composto da nanoparticelle proteiche spike ricombinanti SARS-CoV-2 con un’adiuvante per potenziare la risposta immunitaria. Non contiene sequenze genetiche, ma direttamente le proteine spike prodotte da cellule di insetto infettate da un baculovirus ingegnerizzato con il materiale genetico necessario alla loro produzione. Il vaccino è in fase 3 di sperimentazione e prevede due dosi a 21 giorni di distanza.
Ci sono poi i vaccini prodotti a base di coronavirus inattivato. Il Sinopharm sviluppato in Cina, è a base di una versione chimicamente inattivata di Coronavirus che non provoca malattia, ma che stimola la produzione di anticorpi da parte del sistema immunitario. Ha un’efficacia del 79,34%, viene somministrato in due dosi a 21 giorni di distanza l’una dall’altra. E’ stato approvato in Cina per uso limitato e in uso negli Emirati, Barhain ed Egitto.
Sinovach Biotech è il vaccino prodotto dall’azienda di Pechino Sinovac è a base di una versione inattivata di Coronavirus. È stato coltivato su cellule di scimpanzé e reso incapace di replicarsi. L’efficacia dichiarata è del 78%. Il regime di somministrazione è a due dosi a 21 giorni di distanza e può essere conservato a temperature di frigorifero.

Il vaccino
Covaxin è stato sviluppato dall’azienda indiana
Bharat Biotech, in collaborazione con i centri di ricerca Indian Council of Medical Research (ICMR) e National Institute of Virology (NIV). È un virus inattivato e purificato, attualmente è in fase 3 di sperimentazione. Autorizzato in India, viene somministrato in due dosi iniettate a 4 settimane di distanza. (fonte Gedi Visual)
Anna Ammanniti